Storia e invenzione, autobiografia e finzione narrativa

Andrea Bocconi, Duelli, Milano, Mondadori, 2018

[di Daniela Marcheschi]

Schermitore e psicoterapeuta, autore di godibili libri di viaggio, Bocconi è ora autore di un romanzo dalla costruzione singolare, quasi si trattasse di un dramma romantico o di un’opera lirica: Prologo, Prima parte, Primo intermezzo, Seconda parte, Secondo intermezzo, Terza parte, Epilogoin cui vite vissute – ad es. quelle di Alexandre Dumas padre o  del matematico francese Évariste Galois, morto a poco più di vent’anni, nel 1832, per le ferite riportate in un duello – diventano anche vite immaginate.Storia e invenzione, autobiografia e finzione narrativa si incontrano mescolandosi e rispecchiandosi nel gioco dei rimandi letterari e nella danza reale e metaforica della scherma, che rappresenta il percorso stesso della conoscenza di sé e del destino.

Nel giorno in cui il mondo fu creato

 Collana: AvaglianoPoesia 6 ISBN 978-88-8309-414-9 P. 80  euro 12,00

[di Nikolaj Stepanovič Gumilëv – traduzione e cura di Amedeo Anelli]

IL LIBRO

Nel giorno in cui il mondo fu creato è la prima, ampia, antologia italiana di versi di Nikolaj S. Gumilëv (1886-1921), autore russo che molta influenza esercitò sulle generazioni più giovani, nel suo paese, e di cui erano finora note, da noi, solo rare composizioni.

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L’eredità del Simbolismo e l’Acmeismo

 

Nikolaj S. Gumilëv

 

Avvertenza

Si ripropone qui la lettura di un breve ma intenso saggio del russo Nikolaj S. Gumilëv (1886-1921), che appare ancora oggi fondamentale: fornisce infatti degli strumenti teorici particolarmente utili per riflettere meglio sulle poetiche simbolistiche e alcuni loro limiti concettuali. Lo scritto di Gumilëv  fu pubblicato in origine nella rivista russa «Apollon», n. 1, Gennaio 1913. La traduzione in italiano è di Amedeo Anelli. Per gentile concessione, se ne riproduce il testo, già apparso in «Kamen’», n. 52, Anno XXVII, Gennaio, 2018, pp. 103 – 107.

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Una grande macchina sintattica e lessicale

Paolo Codazzi, Il pittore di ex voto, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2017

[di Daniela Marcheschi]

Codazzi è uno scrittore singolare. Ha un suo stile costruito come una grande macchina sintattica e lessicale, che è l’antitesi dell’espressione breve se non telegrafica a cui molti scrittori oggi indulgono, pensando di essere così più internazionali (americani) o solo più commerciali. Anche se questo non è il miglior romanzo di Codazzi, il lettore che ha voglia di scoprire qualcosa di insolito, vi troverà tante pagine efficaci.

Un’ironia paradossale

Vittorio Orsenigo, Di male in peggio, Milano, Asterione, 2018, con prefazione di Roberto Barbolini

[di Daniela Marcheschi]

Il volume raccoglie narrazioni/racconti brevi, a volte brevissimi, tutti giocati sul filo dell’ironia paradossale, che è fra i tratti più persuasivi della scrittura di Orsenigo.

Un libro come un giardino ridente: «e di delizie pieno».

 

Tra favola e sogno, tra infanzia ed età adulta

Maria Paola Colombo, Il bambino magicoMilano, Mondadori, 2016

[di Daniela Marcheschi]

Un villaggio sperduto, un bambino nero, Gora, e suo fratello albino, Moussa: «il bambino magico», appunto. Il desiderio di crescere, la libertà, il miraggio della città. L’Africa e la sua vita inesorabile, dura; e finalmente il viaggio verso una terra agognata: l’Italia. Tra favola e sogno, tra infanzia ed età adulta, la Colombo racconta –con lo stile che già le conosciamo dal 2012, anno dell’esordio con Il negativo dell’amore (ma questo secondo romanzo è forse talora meno fluido e con un finale che lascia qualche dubbio) –, le illusioni e il loro infrangersi sulla morte e una società con usi e regole strane da capire, che sfrutta senza pietà. Eppure c’è anche la speranza: la possibilità di un futuro diverso.

Andrea Carraro, come un ceramista nel tornio

[di Daniela Marcheschi]

Andrea Carraro, Tutti i racconti, Postfazione di Fabrizio Ottaviani, Roma, Castelvecchi, 2016.

Quando leggiamo i racconti di Carraro, noi in realtà li “vediamo” e “sentiamo” svolgersi: vediamo il disabile con il berretto che batte la testa contro il finestrino, sentiamo i dialoghi dei personaggi, ad es. dell’ingegner Frezza e della moglie, come se questi avvenissero accanto a noi. Perché Carraro possiede il segreto di scrivere affondando nella materia verbale come un ceramista nel tornio: la forma, ed essa ha una sua linea precisa, un suo ritmo –quelli necessari.

Andrea Carraro, Sacrificio, Roma, Castelvecchi, 2017.

Capace di scavare nel dolore e nell’orrore come pochi, Carraro in questo romanzo racconta un dramma di droga, e il peso di una situazione che distrugge vita e bellezza, tutto quanto di dolce e sereno un uomo possa aver costruito. La vita di Giorgio è disgregata, un colpo dietro l’altro, perché la figlia, una ragazza, si droga senza riuscire a smettere. La droga come colpa, come una sorta di “forza del destino” moderna, e il Male che lo affonda piano piano, inesorabile, ma in un «sacrificio» necessario.

 

Tutto era in ordine, troppo

[di Daniela Marcheschi]

Athos Bigongiali, Johnny degli Angeli. Un delirio hollywoodiano, Pisa, MdS Editore, 2018.

Bigongiali prende il lettore per rapide scene, raccontando questa volta l’amore “pericoloso” della diva di Hollywood, Lana Turner, per il giovane italo-americano Johnny Stompanato, ucciso nell’aprile del 1958, con una coltellata, da Cheryl, la figlia dell’attrice. La ragazza, sedicenne, sarebbe accorsa in difesa della celebre madre durante una delle tante aggressioni violente che l’uomo avrebbe compiuto ai suoi danni. Eppure tutto era in ordine, troppo.

Una giovinezza del XX secolo

[di Daniela Marcheschi]

Mariolina Bertini, Torino piccola, Bologna, Edizioni Pendragon, 2018.

Come recita il sottotitolo di questo volume che si fa leggere tutto d’un fiato, si tratta di memorie di «una giovinezza del XX secolo» (degli anni Cinquanta-Sessanta in particolare), ma vivide e ricche di sapore: di vita, di letteratura, di storia italiana, di una borghesia intellettuale (ad es. lo storico e critico dell’arte Aldo Bertini, padre dell’Autrice), animata dalla passione per la cultura e dalla serietà di un impegno morale. Ritratti e civiltà del passato, ma civiltà, insomma; ed affettuosa ironia specie nei confronti di certi usi un sorpassati o di baroni universitari/divi dal fare teatrale (come Giovanni Getto): quel tanto che basta per raccontare la «Torino piccola» a cavallo del boom economico, una scuola ancora legata alla trasmissione di testi e insegnamenti dell’Ottocento negli anni Cinquanta, e quella dell’Italia nuova degli anni Sessanta, dove citare Benedetto Croce equivaleva per i giovani di allora «ad aggirarsi in velocipede, con i mutandoni a sbuffo delle cicliste primo Novecento».

 

Un omaggio amoroso a Modena

[di Daniela Marcheschi]

Roberto Barbolini, L’ombelico del mondo, Modena, Asterione, 2019.

Il sottotitolo, Viaggio sentimentale intorno alla Città della Potta, è tutto un programma di scrittura ironica e comica nell’incontro festoso fra narrativa e critica letteraria: un omaggio amoroso a Modena, la città natale dell’Autore, vario per argomenti e affondi tematici, ma sempre ben risolto e piacevolissimo. Barbolini è oggi uno dei maestri più solidi e brillanti della tradizione comico-umoristica, in cui spicca per ricchezza di invenzioni satiriche, ritmi vivaci, fluidità e lingua sapiente.