L’infarto della scrittura

Silvana Grasso, Enrichetta, Amsterdam, Istituto Italiano di Cultura, 2016

[di Daniela Marcheschi]

Da leggere la prosa-poesia di Enrichetta, ora in una edizione bilingue, a cura di Gandolfo Cascio, nella traduzione di Raniero Speelman e con introduzione di Marina Caltagirone. La Grasso lo giudica il suo libro «più bello, le cellule staminali che ripararono l’infarto della mia scrittura»; di certo il suo stile peculiare lo si trova qui con tutti i segni della felicità inventiva in lessico ed immagini: «Ricordo: le sue natiche, vulcani di marmo, mosse da un invisibile giostraio, insofferenti al jeans, attrici sulla scena del marciapiede per un pubblico di garzoni volgari in processione, centauri di lambrette smarmittate, dietro alla Vara del Santo, Enrichetta il femminello. Ricordo: i rondoni alluttavano il cielo sbattendo le ali veloci e pietose sul martirio d’Enrichetta sul Corso. Ricordo: era tempo d’insulti bestemmie e peccato che nessun pavido cacciatore di frodo avrebbe espiato con atto di dolore mio dio mi pento e mi dolgo con tutto il cuore, dietro la grata d’un confessionale fuori dal paese, per vigliaccheria».

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