In un piccolo teatro una donna cerca l’amore

“Anna attend l’amour”, Parigi, Théâtre des Mathurins, 3 settembre 2019

 

Théâtre des Mathurins

[di Mariapia Frigerio]

Il Théâtre des Mathurins è uno dei tanti teatri parigini ricchi di storia, che propone sempre testi di vivo interesse.

Già anni fa, nel 2015, avemmo modo di vedere il grande Fabrice Luchini – che da noi arrivò alla notorietà nel 2003 con il film Confidenze troppo intime di Patrice Laconte – in un testo emblematico in cui l’attore si confrontava con il mondo letterario dal titolo Poésie?

Fondato nel 1897, Les Mathurins fa parte, dal 2010, dei 50 teatri parigini privati riuniti nell’Associazione Théâtres parisiens associés con lo scopo di unire le loro forze per un teatro di qualità.

Basterebbe ripercorrere gli autori proposti e i direttori che lì si sono susseguiti per avere un’idea dell’importanza di quel “tempio” del teatro di prosa.

Dall’anno della fondazione a oggi ne sono stati alla direzione nomi del calibro di Sacha Guitry e Georges Pitoëff che hanno messo in scena testi dello stesso Guitry, di Georges Courteline, l’Amleto e Romeo e Giulietta di Shakespeare, La casa dei cuori infranti di George Bernard Shaw.

Con altri direttori, in tempi diversi, sono state rappresentate anche opere di Ibsen come Brand, Gli spettri, L’anitra selvatica, Casa di bambola.

Con la regia di Georges Pitoëff, nel ’35, Hommage à Luigi Pirandello e Questa sera si recita a soggetto e, nel ’37, Sei personaggi in cerca d’autore.

E ancora testi di Jean Anouih, di Rabindranath Tagore (tradotto da Gide!), Paul Claudel, Anton Čechov, Albert Camus, Molière, André Gide, Jean-Paul Sartre, Jean Genet, Tennessee Williams, Dacia Maraini, Marguerite Duras, Friedrich Dürrenmatt, Tom Stoppard, Henry de Montherland, Marcel Proust, Milan Kundera, Oscar Wilde, Fiodor Dostoïevski, David Mamet, Edmond Rostand, Jean de La Fontaine, Daniel Pennac, Henry Becque, Trinidad (autrice-attrice di un famoso spettacolo su Simone Veil), Georges Bernanos, Carlotta Clerici, Stefan Zweig.

Targa Pitoeff

È proprio nella Petite salle, al piano più basso dei Mathurins, che è andato in scena Anna attend l’amour di Vincent Fernandel coautore insieme alla protagonista Elisa Ollier del testo rappresentato.

Petite Salle

Vincent Fernandel è il nipote del nostro Don Camillo, e nel suo libro pubblicato nel 2003 da Jean-Pierre Taillandier Fernandel mon grand-pére, ci dà un ritratto del grande nonno guidandoci nella casa di famiglia “Les mille roses”, facendoci scoprire lo spirito di una famiglia diversa dalle altre, con aneddoti mai raccontati prima, con storie inedite dietro le quinte, con lettere private e album di foto che rivelano un Fernandel sconosciuto. Ci racconta della sua Marsiglia, delle vicende di quello che fu un artista di eccezione, ma anche un uomo normale, con le sue gioie, le sue pene, i suoi dubbi, le sue sfuriate, le sue amicizie da Guitry a Gabin a molti altri.

Cantante e attore come il padre e il nonno Vincent Fernandel è ora alla guida di quell’Atelier per la formazione degli attori che porta il suo nome.

Elisa Ollier

Elisa Ollier, autrice e attrice unica, interpreta con il personaggio di Anna lo spassoso incubo a occhi aperti di una donna instabile che cerca morbosamente, in modo quasi patologico, l’amore in tutte le sue direzioni, salvo che in quella giusta.

Anna ha tentato con tutti i mezzi di levare il suo primo fidanzato, Jordan, da una famiglia a dir poco deleteria. Quando l’ultima operazione di salvataggio fallisce penosamente, la donna perderà le sue tracce, ma cercherà di mantenere il suo ricordo intatto per tutta la vita, amando, scrivendo, “sequestrando” e domando il suo passato e il suo futuro.

Tra cime di una barca che allegoricamente indica una fuga, si disvela il suo amore per Jordan a cui vorrebbe inviare un video in cui si riprende e gli parla (emozionante l’inizio quando, dopo aver preparato in silenzio la telecamera, inizia la sua registrazione con un dolcissimo: «Jordan!», ricco di amore e sentimento).

Poi altri amori “sbagliati” come quello per Olivier, uomo sposato. E amori difficili come quello per i genitori.

Elisa Ollier dà voce ai sentimenti che in modo diverso la legano a queste persone aiutata da una serie di cornette telefoniche che hanno come filo vere e proprie cime.

Sono queste cornette che le permettono di parlare con Olivier, l’uomo che ama e che è sposato, con la moglie di Olivier, con la mamma e con il papà amatissimo in un crescendo di sentimenti dalle sfumature più varie.

Un testo caustico, trash e divertente quello dei non ancora quarantenni Vincent Fernandel e Elisa Ollier, messo in scena da Samuel Sené.

Grande emozione nel pubblico che ha ripetutamente richiamato la Ollier.

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Le foto sono di Mariapia Frigerio 

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