L’amicizia tra Sergio Serapioni e Giuseppe Pontiggia

SerapioniNel 2004 «Kamen’» pubblicò una sezione di Materiali di fisica teorica dedicata al lavoro di Sergio Serapioni sulla Meccanica del tempo. A seguito dell’investigazione del satellite Planck i primi riscontri sperimentali. Attraverso il saggio di Davide Maino, Il sorriso dell’ ingegnere, la sezione di Materiali dà conto di ciò. Inoltre nel decennale della morte di Giuseppe Pontiggia, un saggio di Daniela Marcheschi Serapioni letto da Giuseppe Pontiggia fa ricordare l’amico vorace lettore anche di scienza e prefatore del volume di Serapioni.

Sergio Serapioni è nato a Milano nel 1924. Laureato in Ingegneria, ha svolto mansioni imprenditoriali in più società da lui stesso fondate. Attualmente ricopre la carica di Presidente Onorario della Società Trentina Lieviti. Si occupa di teorie fisiche da decenni e ha esposto tale lavoro in una pubblicazione dal titolo La Meccanica del tempo (Parte I -Trento, Alcione, 2003). La natura delle sue ricerche risiede essenzialmente nel tentativo di ridefinire le costanti fisiche fondamentali attraverso una nuova descrizione spazio-temporale. In questa si ipotizza che l’unica vera entità esistente sia un modulo universale di uno spazio-tempo, i cui multipli, elevati a potenze successive, codificano la realtà dello spazio ordinario, delle grandezze fisiche e di tutte le forze, compresa la Forza Gravitazionale, dando così alla realtà fisica una intrinseca geometrizzazione.

Ecco la parte finale del saggio della Marcheschi:

«L’amicizia di Serapioni e Pontiggia ha incluso così non solo quegli scambi quotidiani e famigliari, possibili solo fra chi è legato in maniera autentica, ma anche un fitto dialogo intorno alle ricerche dell’ingegnere-fisico milanese e all’universo di parole da verificare nella loro precisione che queste ultime comportavano e riflettevano nell’ordine concettuale. Pontiggia poneva domande a Serapioni, che, per lungo tempo, è stato guardato con certo distacco, se non diffidenza, da alcuni ambienti scientifici, nonostante che le sue teorie e i suoi calcoli abbiano invece riscosso considerazione fra i matematici, che in università italiane e statunitensi ne hanno controllato più volte l’esattezza dei procedimenti. Serapioni intende dare un contributo alla fusione della teoria della Relatività di Einstein e della teoria della Meccanica quantistica in una unica teoria coerente; in particolare recuperando il modello del matematico Luigi Fantappiè, nelle sue mere implicazioni teoretiche, e sottolineando le “coincidenze” tra rapporti di grandezze fondamentali. Tutte le grandezze geometriche si possono dedurre con le potenze di un modulo di distanza L, fondamentale. Per parte sua, attraverso un numero di formule matematicamente ineccepibili, Serapioni giunge alla conclusione che dallo spazio curvo a 5D, teorizzato da Fantappiè, sia possibile ricavare un modulo unico universale T, corrispondente a radice di radice, o radice quarta, della grandezza o modulo di distanza L. Con le potenze del modulo fondamentale T – che ha in maniera apparentemente paradossale le dimensioni di un tempo – si possono precisamente formare tutte le grandezze geometriche e fisiche: grandezze ognuna con una dimensione distinta. Allora T¹ corrisponderà ad esempio alla grandezza tempo; T² alla grandezza accelerazione; T³ alla velocità; T4 alla distanza e, via via proseguendo, avverrà che T12 corrisponderà alla grandezza carica elettrica, oppure T14 alla massa, o T20 alla grandezza energia. Serapioni dimostra inoltre che in uno spazio a 5D non possono esistere più di ventotto grandezze fisiche fondamentali. Insomma, Serapioni afferma l’esistenza di un modulo «tramite il quale è possibile esprimere in maniera semplice tutte le misure.[…] Questo, associato con l’idea di Einstein di una geometrizzazione della fisica, porta a concepire le varie grandezze fisiche come grandezze geometriche in uno opportuno spazio astratto».

Del resto la teoria della Relatività di Einstein non prevede il continuum spaziotemporale? E Sant’Agostino, nelle Confessioni, non aveva ammonito che il mondo non era stato fatto nel tempo, ma con il tempo medesimo, come aveva ricordato anche Pontiggia nella Prefazione alla Meccanica del Tempo7? Si può dire che, secondo il modello di Universo delineato da Serapioni, lo spazio risulta una creazione del tempo, la materia è tempo e qualsiasi grandezza fisica è tempo. Le ipotesi di ricerca e i risultati proposti dal suo lavoro – «in via esclusivamente teorica e con inattesa precisione», come ha osservato un filosofo della scienza quale Angelo Genovesi – appaiono così originali e tali da porre tutta una serie di interrogativi stimolanti capaci di aprire nuovi orizzonti in diversi campi del sapere contemporaneo. Pontiggia aveva intuito che le coincidenze tra rapporti di grandezze fondamentali individuate da Serapioni erano tutt’altro che casuali e mi fece conoscere La Meccanica del Tempo un giorno del marzo del 2003. Alla mia pronta accensione di entusiasmo, sorrise sornione. Condividendo il convincimento di questo maestro vero, concludo con le sue parole: «questa Meccanica del Tempo segnerà una svolta rivoluzionaria nella storia della fisica. Le sue implicazioni e le sue articolazioni hanno una estensione eccezionale e richiederanno un congruo numero di anni – e le verifiche e le investigazioni degli studiosi più lucidi e più aperti – per essere individuate nella loro importanza».

Sembra che questa fase sia proprio cominciata: c’è una giustizia in fondo alle cose».

 

[«Kamen’» n. 43 – Giugno 2013, pp. 113 – € 10,00. Editrice Vicolo del Pavone, Piacenza. Redazione: V.le Vittorio Veneto, 23 – 26845 Codogno (LO). Tel. -Fax: 0377 – 30709]

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