A Jalta, a Jalta

frigerio-tazza“La signora col cagnolino” messa in scena da François Kahn

[di Mariapia Frigerio]

François Kahn è un attore che negli anni Settanta ha partecipato all’attività del Teatro Laboratorio di Grotowski, in seguito ha svolto lavori di tipo para-teatrale e, a seguito della segnalazione dell’allora direttore Renato Palazzi, è stato insegnante – per l’anno accademico 1987-1988 – nella Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi”. Ma è dalla metà degli anni Novanta che orienta la propria ricerca sul progetto “Teatro da Camera”: trascrizione drammatica in forma di monologo a partire da alcuni testi letterari (Proust, Nerval, Kafka), presentati in spazi non teatrali, per un numero limitato di spettatori. Un progetto che verrà ripreso alcuni anni più tardi, dopo alcune importanti collaborazioni con il Centro Teatrale Bresciano, e dopo aver creato una propria associazione culturale (Dedalus, 1999).

In quest’ottica, nel piccolo spazio di Fuoricentro, a Lucca, di cui purtroppo pochi conoscono l’esistenza quando invece meriterebbe più attenzione, è stato possibile seguirlo nella “Signora col cagnolino” di Čechov in cui l’attore francese ha incentrato su di sé la voce del narratore e dei due protagonisti: Dmitrij Gurov e Anna Serge’evna.

La vicenda del racconto-capolavoro è quasi banale: un adulterio consumato da una donna “perbene” con un misogino dedito ad amori facili. Qualcosa di inspiegabile unirà però i due protagonisti (la donna senza particolari attrattive e l’uomo che si avvia alla vecchiaia) al di là delle loro aspettative. Come sovente nelle opere di Čechov la trama è apparentemente inconsistente, ma in ogni sua pausa, in ogni momento di esitazione, in ogni “non detto”, c’è vita e realtà. Così qui troviamo il tema cechoviano – trasversale nelle opere del grande russo – della insensatezza delle azioni e delle emozioni umane, un’insensatezza e una incompiutezza che costituiscono il vero e proprio dramma esistenziale Continua a leggere

Giuseppe Pontiggia: Dentro la sera. Conversazioni sullo scrivere

 

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Nell’ambito di BookCity 2016, venerdì 18 novembre alle 19, a Belleville, la scuola di via Carlo Poerio 29 a Milano, un appuntamento da non perdere, con la presentazione del libro di Giuseppe PontiggiaDentro la sera. Conversazioni sullo scrivere (Belleville Editore, 2016). Intervengono Daniela Marcheschi, Walter Siti, Ambrogio Borsani

Dentro la sera. Conversazioni sullo scrivere presenta, per la prima volta a stampa e con CD audio allegato, la trascrizione del ciclo di venticinque conversazioni sullo scrivere che Giuseppe Pontiggia tenne, su invito di Aldo Grasso, per il programma “Dentro la sera” di Rai-Radio Due, tra maggio e luglio 1994.

Giuseppe Pontiggia (Como1934 – Milano 2003) è uno dei maggiori scrittori e critici del secondo Novecento italiano, e non solo: la sua opera è ritenuta magistrale anche all’estero. Pontiggia ha rinnovato il genere del romanzo con opere quali La morte in banca (1959), L’arte della fuga (1968), Il giocatore invisibile (1978), La grande sera (1989), Vite di uomini non illustri (1993) e Nati due volte (2000). Di notevole forza innovativa anche esperienze saggistiche, quali Il giardino delle Esperidi (1984), L’isola volante (1996), I Contemporanei del futuro. Viaggio nei classici (1998) e Prima persona (2002). Tra i molti riconoscimenti ottenuti, da ricordare almeno il Premio Strega nel 1989, il SuperFlaiano nel 1994 e il SuperCampiello nel 2001. Le Opere, a cura di Daniela Marcheschi, sono dal 2004 nei “Meridiani” Mondadori.

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Belleville Editore nasce come diretta emanazione dell’omonima Scuola di scrittura creativa aperta a Milano nell’ottobre del 2014. Nasce con l’obiettivo di proporre al pubblico italiano quanto, soprattutto nel settore della saggistica sul tema della scrittura creativa, non era ancora stato tradotto o pubblicato. Da qui l’esordio con un inedito di Giuseppe Pontiggia, mentre il secondo titolo, in uscita nell’autunno 2017, sarà la prima traduzione italiana di Writers in Hollywood di Ian Hamilton. Il programma editoriale di Belleville Editore è a cura di Ambrogio Borsani e Roberta Cesana, direttrice della Scuola.

Il furor agonistico di Jolanda Insana

jolanda-insana(Jolanda Insana, Messina, 18 maggio 1937 – Roma, 27 ottobre 2016)

[di Daniela Marcheschi]

La morte di Jolanda Insana colpisce quanti amano la poesia. La persona era anche  rude, a volte greve; ma questo non conta: sono cose che passano. È il peso, è la serietà del  lavoro che resta, non altro.

Come poeta la Insana non ha avuto sempre il riguardo che la sua attività avrebbe invece meritato, ma noi siamo lieti di averla inclusa nell’Antologia di poeti italiani. Tradizioni e innovazione in Italia (Milano, Mursia, 2016) e che lei ci avesse scritto, venti giorni fa per dircelo.

I versi dell’Insana sono originali per il loro furor agonistico fuori del comune: le sue sono sequenze poematiche, in cui il mondo e la lingua vengono letteralmente “terremotati” fino ad arrivare ad essere “manducati” in un impasto/«collettame» pieno di tracce verbali e di umori.

Le sue raccolte maggiori:  Fendenti fonici (1979-1980), Società di Poesia, Milano 1982;  Il collettame (1980-1982, Società di Poesia, Milano 1985; La clausura, Crocetti, Milano, 1987; Medicina carnale, Mondadori, Milano 1994; L’occhio dormiente: 1987-1994, Marsilio, Venezia 1997; La stortura, Garzanti, Milano 2002 (Premio Viareggio); La tagliola del disamore, Garzanti, Milano 2005; Tutte le poesie (1977-2006),  Garzanti, Milano 2007, Turbativa d’incanto, Garzanti, Milano  2012 (Premio Napoli)

La ricordiamo qui con una  poesia  – ora in Antologia di poeti italiani. Tradizioni e innovazione in Italia (Milano, Mursia, 2016) – una delle poche che racconta delle grandi migrazioni in atto Continua a leggere

«A tu-per-tu con i piccoli»

12342846_1136927339670733_1131299892050210655_n-1Una recensione di Nomi di cosa-Nomi di persona, di Margherita Rimi

[di Egle Becchi]

Questo nuovo libro Nomi di cosa-Nomi di persona di Margherita Rimi, colpisce anche me che dell’arte poetica non ho l’arte di capirla; ma questa volta –  come poche altre –  l’ho sentita, specie nelle poesie in linguaggio infantile e in quelle dove si parla in siciliano  – immagino quello della parte dell’ Isola dove l’autrice  è nata e vive –  e il testo viene reso in italiano. C’è lo sforzo non del verso bello, ma di quello che esso evoca e che potrebbe essere anche il parlare di bambini, il ricordare momenti del proprio passato infantile, lo stimolare il lettore a abbandonare la mente per immergersi in quanto la parola ha di primario, pur restando sempre parola. E anche la sollecitazione  a  esprimersi, nei modi in cui si può, sapendo che in qualche maniera anche quella parte di noi che non è l’ intelletto, coglierà quanto vogliamo far sapere di noi. Non direi che si tratta, in molti casi della raccolta, di versi pedagogici: al contrario, credo che si stia leggendo qualcosa che sta a monte e dietro alla fatica dell’ educare, specialmente dell’ insegnare. Un mondo se non diverso da quello della nostra quotidianità, pur sempre “ altro” che in ogni rapporto fra grandi e piccoli entra in gioco e di cui sarebbe bene si tenesse conto.
Questo libro soprattutto fa riflettere, ricordare momenti – ormai lontanissimi –  in cui si è stati piccoli e ci si doveva confrontare con il mondo dei grandi; e quelli in cui, si è stati a tu-per-tu con dei piccoli, e talora l’ incontro con loro ci ha resi perplessi.
La copertina con la fotografia della bimbetta della Kalsa, scattata da Letizia Battaglia, che io molto ammiro per la sicilianità che ci sa donare, mi ha commosso Continua a leggere