La bella e il mare

“Bella di Nulla”, nel giardino della casa di Elisabetta Salvatori al Forte, 10 agosto 2017

[di Mariapia Frigerio]

È il 10 agosto, è San Lorenzo, è la sera in cui cadono le stelle, in cui si esprimono desideri. Ma è anche una data letteraria, una data pascoliana ed è la data di un incontro d’amore: questo l’incipit dello spettacolo che l’autrice dedica al “suo” Carlo Monni, alla loro storia. Per questo, proprio in questa data, Elisabetta Salvatori, attrice-narratrice versiliese, nel giardino della sua casa al Forte, a un qualsiasi numero 243, ci ha fatto sentire il profumo del mare, in un racconto coinvolgente che ha per protagonista la bisnonna dell’attrice stessa, che si svelerà essere tale solo alla fine dello spettacolo.

La scena è minimalista con pochi oggetti su cui si concentrano gli sguardi degli spettatori, che hanno valore simbolico e sono importanti per la narrazione: una tufa, due candele, una barchetta di carta che la Salvatori “crea” al momento. Le due candele vengono accese nel silenzio della sera e sono le stesse – ci viene detto – che accendeva Bella quando iniziava i suoi racconti. Due candele: una per la Vergine, l’altra per tutti gli angeli.

Bella era il nome di una delle tre figlie di Beppe di Nulla, scaricatore di marmo che piuttosto che accettare qualche spicciolo in meno rispetto alla cifra pattuita in precedenza dal padrone della paga già minima preferisce, offeso nella sua dignità e forte del suo orgoglio, «nulla». Per questo fu chiamato e divenne Beppe di Nulla: per tutti.

Delle tre figlie di Beppe una faceva di nome Bella. Immediatamente viene alla mente La Bella e la Bestia di Madame Leprince de Beaumont: non solo tre sorelle come nella fiaba della signora francese, ma anche l’affinità tra le due Belle, accomunate entrambe da grande coraggio.  Continua a leggere

Libri d’Artista

Una selezione di opere di Fernanda Fedi e Gino Gini 

L’Archivio Comunale di Lodi ospita, dal 16 al 30 settembre, una selezione di  opere-libro degli artisti milanesi Fernanda Fedi e Gino Gini. La mostra, già promossa nel giugno 2014 presso la storica sala Maria Teresa della Biblioteca Nazionale Braidense, vedrà esposta una selezione di libri d’artista nelle diverse forme che gli artisti hanno indagato: libri oggetto, libri a fisarmonica, edizioni preziose, libri monotipo…

Il libro d’artista resta per Fedi e Gini un territorio privilegiato con presenza nelle più significative mostre italiane e nelle più interessanti rassegne Internazionali: dalla Biennale del Libro d’artista della Bibliotheca Alexandrina (Alessandria d’Egitto 2004-2006-2008-2010) alla Biennale di Marsiglia, alle rassegne di Francoforte, Budapest, Mosca, Lisbona.

Gini e Fedi hanno dato vita nel 1983 all’Archivio Libri d’artista, di cui si è  festeggiato quest’anno il 34mo anniversario nella sede di Palazzo Galloni, Naviglio Grande 66, a Milano.

I tre fine-settimana, entro i quali si svolge la mostra, saranno inoltre scanditi da altrettanti appuntamenti, caratterizzati ognuno da un diverso e specifico interesse artistico e culturale, ma legati fra loro da sottili affinità e dal dialogo attivo con le opere esposte:

Sabato 16 settembre alle ore 17 si terrà l’inaugurazione della mostra, con un saluto di Isabella Ottobelli, un’introduzione alla mostra a cura di Amedeo Anelli e la presentazione del nuovo libro d’artista di Fernanda Fedi e Gino Gini (Collana ‘Memorie d’artista’  Ed. Peccolo, Livorno 2017)

Domenica 24 settembre alle ore 17 sarà la volta di un pomeriggio di poesia, con la partecipazione dei poeti Amedeo Anelli, Guido Conti, Guido Oldani e Tiziano Rossi.

Sabato 30 settembre alle ore 17 infine, la conclusione sarà affidata ad un concerto: dialoghi e monologhi fra Barocco e Jazz, protagonisti Maurizio Piantelli (liuto) e Gianni Satta (tromba). Continua a leggere

Una statua che vive per il potere delle parole

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elisabetta Salvatori racconta «La Bimba che aspetta».

Pietrasanta, Giardino dei Sensi, 3 agosto

[di Mariapia Frigerio]

Chi è «La Bimba che aspetta»? A spiegarlo è Elisabetta Salvatori, conducendo il pubblico rapito, nel fresco di un giardino privato, in un viaggio che parte da molto lontano, dal 1895. E in questo viaggio l’attrice sembra prendere ogni spettatore per mano e, con sapiente capacità affabulatoria, portarlo tra laboratori di marmo, scultori, fabbri, tra Apuane e mare, fino alla vicenda di una statua che si fa “viva” con le sue parole.

Lo sfondo della vicenda è la Versilia, «terra versatile» come spiega l’autrice, tra cave – vere e proprie cattedrali a cielo aperto – e il mare. Allo scultore Ferdinando Marchetti di Torano, frazione di Carrara, formatosi tra il Circolo degli Anarchici, la Germania – dove si reca a vent’anni – e la Viareggio della “Società dei Divertimenti”, viene commissionata per il cimitero di questa città la statua di una bimba.

Il committente, che aveva conosciuto a Viareggio, è Eugenio Barsanti, un fabbro con la passione per Lorenzo Viani, allora garzone di barbiere. Al fabbro era morta la moglie Clorinda, donna di grazia e sensualità, madre dei suoi sei figli. Era morta, precedentemente, anche una figlia… Proprio per questo il nostro fabbro si era ingegnato per riportare il sorriso sulle labbra della sposa e le aveva costruito una bicicletta. Clorinda ne era entusiasta e pedalava avanti e indietro nelle strade accidentate dell’epoca fino alla mortale caduta.

La figlia Paolina, di soli sei anni, stette fissa al capezzale della madre, ma quando la nonna si accorse che il momento del trapasso era vicino la obbligò a sedersi sulla soglia di casa aspettando che la sua mamma passasse accompagnata da angeli… L’immagine della piccolina seduta sui gradini di casa si impresse nella mente del Barsanti che decise di eternarla e per farlo si rivolse a Ferdinando Marchetti. Continua a leggere

Un viaggio in caduta libera verso destinazione ignota


Segreti in Giardino: Signora Porzia Show, giovedì 20 luglio, Pietrasanta, viale Oberdan, 38

[di Mariapia Frigerio]

Nel nuovo uso teatrale del teatro “in casa” si può inserire a pieno titolo anche questo Signora Porzia Show in scena in un giardino privato di Pietrasanta.

Luogo suggestivo nella città d’arte, ma – nello stesso tempo – isolato da questa, in cui Federico Barsanti, con esperienza di attore, regista, direttore artistico del Piccolo Teatro Sperimentale della Versilia, ma anche di pedagogo, ha condotto il pubblico in una sorta di liberatoria psicoanalisi collettiva vestendo i panni della Signora Porzia.

Una messinscena che, si sa, cambia ogni volta, pur mantenendo solidi punti fermi: un forte viaggio emozionale, una ricerca che conduce ai confini dell’ego, una scoperta delle parti nascoste in ogni spettatore.

<<Chi sei? Cosa vuoi? Che cosa stai cercando? Non importa, purché tu sia disposto a trasformarti>>. Queste le domande con cui Signora Porzia-Federico Barsanti investe gli spettatori.

Una signora Porzia che rappresenta la verità che c’è in ognuno di noi, ma che solo lei ha il coraggio di esprimere. “Signora Porzia” è arte, onestà, purezza e una serie di carpe diem. Offre l’occasione al pubblico di auto-guarirsi all’istante, in uno scambio di emozioni fra artista e pubblico entrambi alla ricerca di se stessi.

L’attore non propone uno spettacolo usuale, ma una specie di happening: parla col pubblico, lo fa intervenire, lo guida con ben studiata, finta improvvisazione, lo costringe a dichiararsi, a liberarsi da vincoli e maschere, a un lasciarsi andare a un vortice emozionale che termina con una collettiva memorabile “comunione” laica.

Delle parole consegnate ad ogni spettatore, per spiegare il tipo di spettacolo, restano impresse: “Gli show di Signora Porzia sono stati definiti esilaranti, coinvolgenti, terapeutici, emozionanti, in una parola: unici”.

E c’è da essere contenti se in una Versilia che ormai offre solo teatro commerciale, solo con nomi di sicuro richiamo, ci sia qualcuno che si avventuri in sperimentazioni di tipo diverso per un pubblico – fortunatamente limitato in questo caso – che ancora ama scegliere e non essere scelto.

Se il territorio d’azione del Barsanti è tradizionalmente il comprensorio apuo-versiliese, l’attore con la sua Signora Porzia si è mosso da Teramo a Berlino, in un crescendo di consensi.

Artista dai molteplici interessi, Federico Barsanti ha nella sua ricca formazione tra l’altro seminari all’Università degli Studi di Pisa con il prof. Roberto Tessari (già docente all’Università degli Studi di Torino) come Il ciarlatano nel ‘500 e nel ‘600 ed è stato curatore dei movimenti mimici al Festival Pucciniano di Torre del Lago, nello spettacolo Turandot del 1998.

Come attore ha interpretato ruoli in opere di Goldoni, Shakespeare, Ionesco, Tardieu. Come autore ha scritto Sig.ri e Sig.re: le tentazioni di Freddie!

Ha letto alla Normale di Pisa poesie di Wislawa Szymborska in presenza dell’autrice in occasione del suo tour italiano.

Suoi testi sono stati pubblicati e commentati nell’antologia di poeti e narratori del Novecento Dalla Torre Matilde alle vette delle Apuane curata da Angelo Gianni e Manrico Testi, per Mauro Baroni Editore, mentre con lo spettacolo Le disavventure di Pinocchio ha messo in atto una rivisitazione del celebre burattino.

 

Le foto sono di Mariapia Frigerio

Passepartout 2017

1917-2017: RIVOLUZIONI!

Il festival Passepartout giunge alla quattordicesima edizione: organizzato dalla Biblioteca Astense Giorgio Faletti con l’appoggio della Città di Asti e della Regione Piemonte, e con la direzione scientifica di Alberto Sinigaglia, si terrà ad Asti dal 3 all’11 giugno

La rassegna mette a confronto l’anno in corso con uno della storia nel quale, come in uno specchio, si riconoscano, a vari livelli, analogie utili a capire il presente e a intuire il futuro, con l’aiuto dei maggiori storici, giornalisti e scrittori. Per questa edizione, essendo il tema molto articolato, in divenire e ricco di spunti, la riflessione si estenderà per un secolo intero. Da qui il titolo “1917-2017: Rivoluzioni!”.

Il festival è stato preceduto da due anteprime di grande successo, la prima lunedì scorso al Salone Internazionale del Libro di Torino, in una Sala Rossa “sold out”, con l’incontro “Cosa resta di John F. Kennedy nell’era di Trump” Furio Colombo ed Ennio Caretto, la seconda ieri  in bibliotca con il giornalista e scrittore  Carlo Panella sul tema “Le Primavere arabe: rivoluzioni fallite?”.

Passepartout affronta questa tematica dai molti volti ospitando la scrittrice Dacia Maraini, il saggista e storico Luciano Canfora, Nichi Vendola, protagonista della scena politica, l’economista Domenico Siniscalco, il metereologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, lo storico Alberto Melloni, nomi di punta del giornalismo italiano come Michele Serra, Gianni Riotta, Sergio Romano, Marco Imarisio, Marcello Sorgi, gli esperti di musica Massimo Cotto e Sandro Cappelletto, il Direttore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale Paolo Magri, la sociologa Chiara Saraceno, l’architetto Carlo Ratti e l’artista Ugo Nespolo.

Dopo il successo raccolto lo scorso anno, anche in questa edizione ci sarà uno spazio dedicato al cinema con la proiezione ogni sera, al termine degli incontri, di un film per approfondire i temi trattati, in collaborazione con il Circolo Cinematografico Sciarada. Confermati anche gli appuntamenti pomeridiani con studiosi astigiani: Laurana Lajolo, Francesco Ghia, Alberto Banaudi, Piercarlo Grimaldi e Francesco Bellè declineranno il tema del festival nei rispettivi ambiti di studio. Passepartout privilegia il modello della lectio magistralis invitando ospiti di alto profilo a parlare su un tema specifico e cerca in questo modo di trovare una strada nuova, alternativa ai dibattiti e tuttavia coinvolgente, per permettere un maggiore approfondimento dei temi affrontati.

Il programma prevede anche la premiazione del concorso Architetture Sottili in Collegio. Presidente di giuria è Vincenzo Latina, vincitore del Premio Architetto italiano 2015, oltre che della “Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2012” della Triennale di Milano. Continua a leggere

Solo narrativa

TerraRossa Edizioni è una casa editrice di sola narrativa, nasce nel Sud Italia, ma i suoi orizzonti sono quelli più ampi della letteratura.

Il color ruggine del logo è caratteristica principale delle terre di Puglia, dove TerraRossa Edizioni ha sede a Gravina (Bari).

L’idea è quella di valorizzare le voci del territorio, che rinunciano al folclore per parlare con tutti. Esiste ancora uno spazio di indipendenza e di espressione, e si può partire da qui per provare a rivitalizzare il sistema culturale.

TerraRossa Edizioni ha al momento due collane:

Fondanti, con lo scopo di ripubblicare testi notevoli di autori meridionali oramai introvabili. Qualche nome: Francesco Dezio, Osvaldo Capraro, Cosimo Argentina e Flavia Piccinni.

Sperimentali, per pubblicare inediti che coniugano solidità narrativa e originalità stilistica in storie incisive radicate nel nostro tempo.

Si vuole in breve dare spazio a quegli autori che cercano di percorrere nuove strade, che sono talvolta non compresi da editori più attenti al mercato che alla sperimentazione.

Per dettagli maggiori e anche per gli acquisti, cfr. il sito internet www.terrarossaedizioni.it

Per contatti: ufficiostampa@terrarossaedizioni.it

Dillo in sintesi

Un meritato premio a due donne da ammirare e sostenere per il loro tenace lavoro  in prima linea. Le date della manifestazione sono 16-17-18 giugno. Gli incontri sono nove e la domenica sera verrà assegnato il premio “Dillo in sintesi” alla fotografa Letizia Battaglia e alla poetessa Margherita Rimi. Tra gli ospiti di questa edizione anche Beppe Severgnini e Lella Costa.

Dillo in sintesi è la prima manifestazione italiana dedicata alla sintesi e alle brevità intelligenti.

I temi affrontati in questa edizione sono la filosofia, la letteratura, la musica, la fotografia, la poesia e la linguistica.  Gli incontri sono a ingresso libero e si terranno nella sala Vincenzo da Massa Carrara del complesso di San Micheletto.

IL PROGRAMMA Continua a leggere

Un immenso desiderio di festa

Un appuntamento con il progetto culturale “Magnifiche presenze” a Gardone Riviera, al Vittoriale degli Italiani, giovedi primo giugno.

Gabriele d’Annunzio nelle Laudi ci narra che Un immenso desiderio di festa traeva
gli uomini, franchi dalla notte e dalle fatiche. È quello che faremo, nel giorno e nella notte che preparano la festa della Repubblica Italiana. Nuove acquisizioni di opere donate e di autografi del Comandante; la nuova luce che avvolgerà il Mas e la Nave Puglia nel centenario delle loro imprese; la mostra su Pascoli e d’Annunzio, che salda l’unione fra le due Fondazioni a loro dedicate e rinnova il legame dei due poeti così lontani e tanto vicini; i profumi amatissimi dal Vate, ricreati per tutti; un prodigio tecnologico creato perché del Vittoriale si possa godere ovunque. L’ebrietà della forza chiedea di placarsi nei riti dell’Arte, nelle preghiere unanimi verso le Forme perfette, scriveva ancora d’Annunzio, e lo accontenteremo, fino a ricreare nella musica e nella danza notturna la sua visione: Tutte le braccia, / pronte a crear la bellezza, / volsero le fiaccole al suolo / spegnendole innanzi alla Luce / raggiante per tutte le cime. / E un rombo confuso di canti / inauditi sonava.

Giordano Bruno Guerri

Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani

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Antonio Machado e Roberto Bolaño

Antonio Machado

Antonio Machado

Importanti novità sul fronte della poesia di lingua spagnola. Gli editori Passigli e Sur hanno recentemente pubblicato due opere di poeti di alto livello

Roberto Bolaño

[di Alberto Guareschi]

Presso Passigli (collana Le Occasioni, 2017) è apparso un volumetto di Antonio Machado, La guerra (1936-1937), p. 72 – € 10,00, a cura di Valerio Nardoni, con un saggio introduttivo dello studioso catalano Jaume Pont, molto utile a situare la raccolta nella sua cornice letteraria e storica. Già pubblicata dallo stesso autore, questa silloge di liriche e prose di diverso genere non venne stranamente pubblicata nella sua integralità all’interno dell’opera del poeta. Con l’eccezione della poesia Allo scultore Emiliano Barral, risalente al 1922, le altre poesie e i testi in prosa risalgono al periodo della guerra civile spagnola, che Machado visse con fervore e slancio dalla parte repubblicana antifranchista. Non risulta agevole districarsi nella bibliografia del poeta (per altro già più che cospicua anche in Italia),  sia per le molte varianti, sia per le soppressioni e aggiunte da lui stesso apportate di edizione in edizione. Della poesia già citata si può dire che essa appartiene al periodo in cui vennero composte le  Nuevas Canciones (1917-1930), raccolta successiva a Campos de Castilla (1907-1917) che affermò il valore assoluto della sua personalità poetica e ne riverberò l’influenza  – insieme a quella non secondaria del quasi contemporaneo J. R. Jiménez – sulla generazione successiva, quella detta “del ’27”, dei vari Lorca, Guillén, Alberti, Salinas, Cernuda, Alonso e degli altri esponenti di quella straordinaria fioritura poetica. Molto machadiani i versi rimati del componimento a Barral: musicali, intrisi di virile coscienza esistenziale nella loro chiusa stupenda (in originale: “dos ojos de un ver lejano, / que yo quisiera tener / como estàn en tu escultura: / cavados en piedra dura, / en piedra, para no ver.”  In traduzione: “Due occhi che mirano lontano, / che io vorrei avere / uguali alla tua scultura, / scavati nella pietra dura, / nella pietra, per non vedere.”) Delle altre poesie qui presenti, è già nota da noi quella dedicata all’assassinio di Lorca, El crimen fue en Granada (Il delitto fu a Granada), mentre importante nel contesto storico del tempo  è la bella Meditaciòn del dìa (Meditazione del giorno): in cui nel tramonto, a Valencia, il poeta confessa “…io penso alla guerra. La guerra /arriva come un uragano / sulle lande dell’alto Duero…”.  Da lì pensiero e dolore si allargano ad abbracciare la Spagna tutta, dalle Asturie all’Estramadura, “da fiume a fiume, da monte a monte” fino “alle maremme di luce e di sale”. 

Sur pubblica Tre (Tres ) del cileno Roberto Bolaño, p. 197, € 16,50, nell’impeccabile traduzione di Ilide Carmignani, con una prefazione di Andrés Neumann, poeta, narratore e saggista di origine argentina, oggi docente all’Università di Granada, del quale Bolaño stesso fu amico e al quale dedicò la terza delle sezioni che compongono il libro. Il suo saggio introduttivo, Benvenuti nel deserto: la poesia di Bolaño, scritto appositamente per questa edizione, risulta quanto mai opportuno per chi ignora ancora, come il pubblico italiano, l’altro grande versante creativo, quello poetico, di questo autore iconico, considerato oggi nel mondo fra i massimi romanzieri del nostro tempo, se non addirittura di un tempo ancora à venir. Qui non si vuole entrare in quest’ambito di giudizio, ma limitarci semplicemente a dire che l’opera poetica di Bolaño, sia essa in versi o in prosa lirica, e indipendentemente dal valore dell’opera narrativa, raggiunge a nostro avviso vertici assoluti. Grazie quindi all’editore Sur per questo primo volume delle poesie  di Bolaño, e per gli altri che una nota editoriale ci informa seguiranno nei prossimi due-tre anni, I cani romantici (Los perros romànticos) e L’Università Sconosciuta (La Universidad Desconocida). Dunque, tornando al ben calibrato saggio di cui sopra, Neumann inquadra molto bene l’importanza del Bolaño poeta. Perché tale è nato e tale rimane, nella sua stessa considerazione, anche quando la vena e la necessità romanzesche paiono prendergli la mano. Vale la pena riportare quanto Neumann scrive del giudizio di Bolaño su Tre: “Se mi legassero a una sedia e mi costringessero a leggerlo un’altra volta, non perderei la faccia per la vergogna, che non è poco. A volte arrivo persino a pensare (…) che sia uno dei miei due libri migliori.” Il libro consta di tre sezioni  differenti anche per data di composizione. Sono rispettivamente del 1981 la Prosa dell’autunno a Girona, del 1993 I Neochilenos, e del 1994 Una passeggiata nella letteratura.  Dove nella prima  “si assiste – scrive Neumann – alla nascita di una polisemia che si espanderà per due decenni di scrittura (…), a mio gusto il risultato più alto del poeta Bolaño, nella sua ricerca di una scrittura capace di assorbire tutti i generi”. Effettivamente,  la Prosa dell’autunno a Girona tocca punte di alta raffinatezza e sapienza compositiva, non disgiunte da momenti più intimi e drammatici (“Tirami fuori da questo testo, vorrò dirle, mostrami le cose chiare e semplici, la paura, la morte, il suo istante Atlantide…”). La terza parte ha una scrittura forse meno intensa ma più interessante per entrare nella vasta biblioteca e nei gusti letterari del poeta; ci fornisce, sempre secondo Neumann, “alcuni codici d’interpretazione validi per tutte le sue opere”. Si tratta, nella totalità, di testi brevi o addirittura brevissimi, nei quali l’autore racconta i propri sogni, con l’immancabile incipit: “Ho sognato che…”, come ad esempio il numero 44: “Ho sognato che traducevo il marchese De Sade a colpi d’ascia. Ero impazzito e vivevo in un bosco.” Resta da dire della seconda parte della raccolta, il poemetto in versi liberi I Neochilenos, per il quale parlare di poesia “on the road”, oppure di ”road story”, è soltanto un modo superficiale di leggerlo. Sì, c’è tutto quanto può rientrare nel genere: il viaggio verso il nord (“Il nord che calamita i sogni / E le canzoni senza senso / Apparente…”)  e il deserto cileno, che continua poi attraverso il Perù e l’Ecuador, su un camioncino scassato, intrapreso da un pugno di amici per suonare in piccole cittadine e paesini dove imperano solitudini e disperazioni, pattuglie antiguerriglia, disoccupati e puttane adolescenti. Amici che, durante il viaggio, si raccontano storie di altri amici e di altri viaggi: come da sempre nella tradizione della letteratura orale. Ma ci sono anche esaltazioni giovanili e disincanto, lucidità e follia, sogni e premonizioni di morte: tutto quanto è carne viva, linfa e essenza della poesia. Che nel poemetto cola allo stato puro, su un registro ritmico  sapientemente misurato e incalzante a un tempo. E dove l’inevitabile deriva esistenziale è preannunciata fin dai primi versi: “Il viaggio iniziò un bel giorno di novembre. / Ma in qualche modo il viaggio era già finito / Quando lo incominciammo. / Tutti i tempi convivono, disse Pancho Ferri, / Il cantante. Oppure confluiscono, / Vallo a sapere.”  Grande libro di un grande poeta, questo Tre da tenere sul comodino.

 

Magnifiche Presenze

Il patto per la bellezza tra Giovanni Pascoli e Gabriele d’Annunzio

Magnifiche Presenze è il progetto artistico che unisce la Casa Museo Giovanni Pascoli di Castelvecchio Pascoli in provincia di Lucca e la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera “per un futuro di arte, letteratura e bellezza”, secondo le parole del Presidente del Vittoriale prof. Giordano Bruno Guerri. Giovanni Pascoli e Gabriele d’Annunzio, furono legati da amicizia e antagonismo, nella trama complessa di un rapporto poco conosciuto e fatto di sentimenti contraddittori, si scrissero, si scambiarono libri, si incontrarono, litigarono apertamente e furono legati in un vincolo contrastante di emulazione, che è anche la cartina di tornasole di una società e di un’epoca cruciale della storia nostra e d’Europa.

Pascoli e d’Annunzio arrivano ai giorni nostri più attuali che mai, con le mostre di Magnifiche Presenze che saranno visibili contemporaneamente in entrambi i musei: quella fotografica che conferisce il titolo all’intero progetto ed esalta le rispettive dimore a firma di Caterina Salvi Westbrooke, e quella artistica di Sandra Rigali, attraverso i cosiddetti fotogrammi pittorici: una carrellata di volti, relazioni, amicizie e carteggi che abbraccia la vita privata e intellettuale dei due protagonisti. Allo stesso modo, i carteggi originali conservati nei rispettivi archivi saranno esposti evidenziando le sfumature più nascoste del loro rapporto con la cura scientifica di Daniela Marcheschi, insigne studiosa e critica letteraria coadiuvata da Sara Moscardini, archivista della Casa Museo Giovanni Pascoli.

Magnifiche Presenze illustra e rende attuali i grandi personaggi della cultura internazionale che hanno segnato il futuro dell’arte, della letteratura, della musica e della conoscenza.

Magnifiche Presenze, a cura di Franca Severini, giornalista, editore con ZonaFranca Editrice in Lucca, sarà inaugurata in contemporanea dal 1 giugno prossimo al Vittoriale degli Italiani, e dal 3 giugno alla Casa Museo di Giovanni Pascoli, con la collaborazione fondamentale del Comune di Barga, attuando la creazione di un circuito virtuoso, turistico e culturale, all’avanguardia in Italia con il quale riappropriarsi della bellezza, dell’arte e della cultura del nostro paese.

Franca Severini

Saranno due i cataloghi di Magnifiche Presenze pubblicati da ZonaFranca Editrice, quello fotografico che dà il titolo all’intero progetto che porta la firma di Caterina Salvi Westbrooke con la prefazione del Presidente del Vittoriale degli Italiani prof. Giordano Bruno Guerri e il saggio critico della professoressa Daniela Marcheschi che attualizza e porta nel futuro l’enorme eredità dei due Poeti. Il catalogo dei dipinti di Sandra Rigali, un’esposizione di circa 60 opere che esaltano i temi, le lettere, le relazioni e i documenti che segnano quell’epoca, moderna e antica, in maniera “pop”, reca il saggio introduttivo di Beba Marsano, storica dell’arte e giornalista del Corriere della Sera, capace di cogliere la modernità , l’eleganza e l’innovazione di questa indagine pittorica vivace e sorprendente Continua a leggere