Coda di Paglia

 

[Certe favole cominciano con un sospiro e finiscono con una benedizione. Per i lettori di “Corso Italia 7”, l’intensa favola di Cristiana Minelli, tratta dal volume Favole con e senza coda. Fra la via Emilia e il West]

 

Nonostante le apparenze sono un cane-aperitivo. Uno di quelli che mettono soprabito e cappotto, spuntano dalle borsette, trotterellano dietro a coppie che si tengono per mano, oppure arrancano, cercando di stare al passo di qualche sportivo della domenica.

Se fuori diluvia la faccio nella lettiera, come un gatto. Che umiliazione.

Per fortuna non ho ciuffi da infiocchettare con ridicoli nastri di raso.

È già qualcosa.

Capisci subito la vita che fanno i cani-aperitivo. Vanno a spasso con aria superba, look maculato, collare gioiello e altri accessori che fanno rima con orrore. Però non sembrano affatto spaventati. Sfrecciano a bordo di strambi passeggini godendosi un’esistenza tutta da bere, in compagnia di bipedi adoranti, maculati, come loro, dalla testa ai piedi.

I cani-aperitivo sono delle gatte morte, fanno incetta di prelibatezze e complimenti, stravolgono la vita di una famiglia e in quattro e quattr’otto la cannibalizzano. In four and four eight,come dice Massimo, il bipede che poi mi ha adottato.

Beh, mi piacerebbe essere un cane così, star di storie trash su Instagram, vestito, svestito, messo a letto, come i bambini di casa.

Avrei una vita dritto, rovescio e salsicciotto, come quella dell’osso parlante della pubblicità. Sì, mi piacerebbe.

Sarei un toy dog. Un giocattolo con la coda che prende vita senza joystick.

Invece sono un cane diverso. Un incidente, una mutazione, o forse solo lo scherzo del destino, mi hanno regalato una coda arricciata come quella di un minuscolo maiale. Non quella naturalmente corta, quasi inesistente, propria della mia razza.

Così ho vinto un biglietto di sola andata per la strada. Continua a leggere