Una mappa del cuore e una finestra spalancata sul mondo

Roberto Michilli, Atlante con figure, Giulianova (TE), Galaad Edizioni, 2016

[di Daniela Marcheschi]

Scrivere, non senza un pizzico di ironia, per ricordare gli amici di una vita, la vita fra passato e presente: perché solo queste due dimensioni temporali possono aprire una via al futuro. E scrivere una narrazione che è, contemporaneamente, libro di memorie, diario, cronaca, racconto breve: il volume è infatti scandito in capitoli di poche righe o poche pagine. Questo «atlante con figure» è una mappa del cuore e, insieme, la finestra spalancata sul mondo dell’immaginazione, della letteratura: la sola capace di recuperare e trasfigurare i materiali dell’esistenza. Del resto le Muse sono figlie di Zeus, re potente e metamorfico, e Mnemosyne, dea della memoria; e sono guidate da Apollo, che porta la luce.

Il mito d’amore e morte

Silvana Grasso, Atthis Dell’Eterna Ferita, a cura di Gandolfo Cascio, Giarre (CT), Archivio Silvana Grasso, 2017

[di Daniela Marcheschi]

In questo dramma-tragedia moderna, a lungo inedita, in due atti di inquietudine misterica ripercorriamo il mito d’amore e morte di Attis il bello e di Cibele, la dea-Natura che crea e distrugge feroce.

[nella foto di apertura, di Gianfranco Maggio, l’autrice ritratta a Olio Officina Festival, con uno dei suoi ultimi romanzi, Solo se c’è la Luna]

Racconti e memorie, giornalismo e letteratura

Alberto Sinigaglia, Il pappagallo e il Doge, Castelfranco Veneto, Biblioteca dei Leoni, 2017.

[di Daniela Marcheschi]

In uno stile coeso e netto, Sinigaglia offre racconti e memorie, giornalismo e letteratura  in una indimenticabile galleria di ritratti sullo sfondo di Venezia: da Mario Soldati a Hugo Pratt, da Aldo Palazzeschi a Massimo Mila, senza dimenticare riferimenti ai maggiori protagonisti della società italiana –  da Gianni Agnelli a Sandro Pertini – e un folto numero di altri protagonisti famosi, come ad es. Papa Giovanni XXIII, anzi, l’allora Patriarca di Venezia Roncalli, Giovanni Arpino, Enzo Biagi, Giulio De Benedetti, Carlo Casalegno ecc., e ignoti o quasi: «il Colonnello» proprietario di un ristorante ben frequentato, «il Professore» che fa un invito un po’ strano…

Pensieri, apologhi, favolette

Leonardo, Amore ogni cosa vince. Segreti di vita e bellezza. Con disegni dai suoi codici, a cura di Gino Ruozzi, Milano, Interlinea, 2019

[di Daniela Marcheschi]

Ruozzi, che è il massimo studioso italiano di aforismi, raccoglie qui i frammenti letterari, gli scritti aforistici del nostro genio rinascimentale. Si tratta in particolare di pensieri, apologhi o favolette, considerazioni, annotazioni rapide sull’uomo e la vita, non prive di ironia e sempre penetranti nei loro modi lapidari: «Chi non punisce il male, comanda che si facci».

L’infarto della scrittura

Silvana Grasso, Enrichetta, Amsterdam, Istituto Italiano di Cultura, 2016

[di Daniela Marcheschi]

Da leggere la prosa-poesia di Enrichetta, ora in una edizione bilingue, a cura di Gandolfo Cascio, nella traduzione di Raniero Speelman e con introduzione di Marina Caltagirone. La Grasso lo giudica il suo libro «più bello, le cellule staminali che ripararono l’infarto della mia scrittura»; di certo il suo stile peculiare lo si trova qui con tutti i segni della felicità inventiva in lessico ed immagini: «Ricordo: le sue natiche, vulcani di marmo, mosse da un invisibile giostraio, insofferenti al jeans, attrici sulla scena del marciapiede per un pubblico di garzoni volgari in processione, centauri di lambrette smarmittate, dietro alla Vara del Santo, Enrichetta il femminello. Ricordo: i rondoni alluttavano il cielo sbattendo le ali veloci e pietose sul martirio d’Enrichetta sul Corso. Ricordo: era tempo d’insulti bestemmie e peccato che nessun pavido cacciatore di frodo avrebbe espiato con atto di dolore mio dio mi pento e mi dolgo con tutto il cuore, dietro la grata d’un confessionale fuori dal paese, per vigliaccheria».

Cosa accade a un giardino quando il giardiniere muore?

Pia Pera, Al giardino ancora non l’ho detto, Firenze, Ponte alla Grazie, 2016

[di Daniela Marcheschi]

La Pera (1956-2016) scrive un libro, il suo migliore, di grande intensità e verità, mettendo a nudo quella grazia infantile, la timida bontà, la cura per le cose amate che erano uno dei tratti più belli del suo pur  sfaccettato carattere. Cosa accade a un giardino quando il giardiniere muore? Il giardino come radicamento nelle opere e nei giorni, come immersione e costruzione costante, come azione in pienezza e autenticità verso la vita, i luoghi, la Natura, ma  anche la loro esistenza autonoma e la  loro vitale interazione con il giardiniere, con noi. Vivere e sentirsi vivere come parte del mondo, della Natura in perenne trasformazione e che pure vive e sente. «Lilia date manibus plenis»: leggere e commuoversi, perché infine la letteratura esprime e conosce per riconoscere.

 

La cerimonia del nuoto

Valentina Fortichiari, La cerimonia del nuoto, Milano, Bompiani, 2018

[di Daniela Marcheschi]

Quattordici bei racconti – più un Post Scriptum che li “scioglie” e li incornicia – sul mare e certe sue creature (il cavalluccio marino, la foca ad esempio) e sul nuoto (puro movimento e corpo del corpo), sulla ferocia della vita e la necessità dell’«impermanenza», di affidarsi al mare-nascita-esistenza con leggerezza, come atto di libertà e felicità, nonostante tutto.

Sul filo del paradosso

Silvana Grasso, La domenica vestivi di rosso, Venezia, Marsilio, 2018

[di Daniela Marcheschi]

Con la sua consueta inventiva stilistica sul filo del paradosso, con i suoi colpi di scena narrativi, la Grasso racconta la storia di una bambina, poi ragazza, «bellissima» e diversa: Nerina ha piedi con sei dita, invece delle cinque dei comuni mortali, che attraggono irresistibilmente gli uomini. Pronta a recitare l’amore più che a viverlo – sullo sfondo un Sud su cui il Nord Italia ha lanciato i fermenti del Sessantotto «come una bomba da un caccia in tempi di guerra», Nerina vuole diventare una scrittrice: ma si sa, la letteratura è piena di casi imprevisti, di doppi, di possibilità come sliding doors

Un calcio ancora umano

Ernesto Ferrero, Amarcord bianconero, Torino, Einaudi, 2018

[di Daniela Marcheschi]

Tenero, ironico, racconto autobiografico, di memoria e di amore per il gioco del calcio e per la Juventus in particolare. Ferrero, con la maestria che lo contraddistingue, parla del suo tifo per la squadra di Torino, ripercorre le vie della propria infanzia e giovinezza, i calci tirati al pallone nel cortile con gli amici, le partite, i giocatori eroi di un calcio ancora «umano» come Borel, detto Farfallino, o il portiere Giovanni Viola, e un tifoseria non violenta. Un calcio di cui parlavano incantando, alla radio poi in televisione, Nicolò Carosio e, sui giornali, Gianni Brera con il suo stile ricco di neologismi. Un calcio che ispirava i poeti, come Umberto Saba, con le sue battaglie sportive epiche e un approdo rassicurante come il ritorno a casa dell’allora ragazzo Ernesto Ferrero.