Sul filo del paradosso

Silvana Grasso, La domenica vestivi di rosso, Venezia, Marsilio, 2018

[di Daniela Marcheschi]

Con la sua consueta inventiva stilistica sul filo del paradosso, con i suoi colpi di scena narrativi, la Grasso racconta la storia di una bambina, poi ragazza, «bellissima» e diversa: Nerina ha piedi con sei dita, invece delle cinque dei comuni mortali, che attraggono irresistibilmente gli uomini. Pronta a recitare l’amore più che a viverlo – sullo sfondo un Sud su cui il Nord Italia ha lanciato i fermenti del Sessantotto «come una bomba da un caccia in tempi di guerra», Nerina vuole diventare una scrittrice: ma si sa, la letteratura è piena di casi imprevisti, di doppi, di possibilità come sliding doors

Un calcio ancora umano

Ernesto Ferrero, Amarcord bianconero, Torino, Einaudi, 2018

[di Daniela Marcheschi]

Tenero, ironico, racconto autobiografico, di memoria e di amore per il gioco del calcio e per la Juventus in particolare. Ferrero, con la maestria che lo contraddistingue, parla del suo tifo per la squadra di Torino, ripercorre le vie della propria infanzia e giovinezza, i calci tirati al pallone nel cortile con gli amici, le partite, i giocatori eroi di un calcio ancora «umano» come Borel, detto Farfallino, o il portiere Giovanni Viola, e un tifoseria non violenta. Un calcio di cui parlavano incantando, alla radio poi in televisione, Nicolò Carosio e, sui giornali, Gianni Brera con il suo stile ricco di neologismi. Un calcio che ispirava i poeti, come Umberto Saba, con le sue battaglie sportive epiche e un approdo rassicurante come il ritorno a casa dell’allora ragazzo Ernesto Ferrero.

 

Il vizio di mangiare carta e pergamena

Edgardo Franzosini, Il mangiatore di carta, Palermo, Sellerio, 2017

[di Daniela Marcheschi]

Franzosini è uno dei nostri scrittori più solidi e lo si legge sempre con gusto e profitto. I suoi soggetti sono originali, attingendo a personaggi dalla vita singolarissima, veri e propri casi limite della storia e della letteratura. Ora è la volta di Johann Ernst Biren, a cui Balzac dedica due pagine digressive in Illusioni perdute (indicandolo come Byron): era il «Favorito» dalla grande bellezza, lo scrivano, l’avventuriero del Settecento che non resisteva al vizio di mangiare la carta e la pergamena, cioè le parole vergate in vari inchiostri. Franzosini costruisce il suo romanzo con un incastro ben teso, muovendosi di continuo fra la narrazione romanzesca di Balzac, i caratteri da lui inventati (ad es. Lucien de Rubempré), e le proprie proiezioni e fantasie ricche d’immaginazione, ma anche i dati e le notizie documentarie scovate in biblioteche e archivi. Per capire chi fosse stato davvero lo stravagante Biren; ma anche quello scrittore operosissimo, sempre al lavoro in affanno, che fu Balzac: l’uomo Balzac, che aveva smodata passione per il cibo e la carta scritta… A loro modo, due cercatori d’infinito. È in questo suggestivo gioco di luci e penombre, di mutui riflessi, che Franzosini si conferma oggi come uno dei più innovativi autori del romanzo storico, se non il maggiore.

 

Storia e invenzione, autobiografia e finzione narrativa

Andrea Bocconi, Duelli, Milano, Mondadori, 2018

[di Daniela Marcheschi]

Schermitore e psicoterapeuta, autore di godibili libri di viaggio, Bocconi è ora autore di un romanzo dalla costruzione singolare, quasi si trattasse di un dramma romantico o di un’opera lirica: Prologo, Prima parte, Primo intermezzo, Seconda parte, Secondo intermezzo, Terza parte, Epilogoin cui vite vissute – ad es. quelle di Alexandre Dumas padre o  del matematico francese Évariste Galois, morto a poco più di vent’anni, nel 1832, per le ferite riportate in un duello – diventano anche vite immaginate.Storia e invenzione, autobiografia e finzione narrativa si incontrano mescolandosi e rispecchiandosi nel gioco dei rimandi letterari e nella danza reale e metaforica della scherma, che rappresenta il percorso stesso della conoscenza di sé e del destino.

Un’ironia paradossale

Vittorio Orsenigo, Di male in peggio, Milano, Asterione, 2018, con prefazione di Roberto Barbolini

[di Daniela Marcheschi]

Il volume raccoglie narrazioni/racconti brevi, a volte brevissimi, tutti giocati sul filo dell’ironia paradossale, che è fra i tratti più persuasivi della scrittura di Orsenigo.

Un libro come un giardino ridente: «e di delizie pieno».

 

Tra favola e sogno, tra infanzia ed età adulta

Maria Paola Colombo, Il bambino magicoMilano, Mondadori, 2016

[di Daniela Marcheschi]

Un villaggio sperduto, un bambino nero, Gora, e suo fratello albino, Moussa: «il bambino magico», appunto. Il desiderio di crescere, la libertà, il miraggio della città. L’Africa e la sua vita inesorabile, dura; e finalmente il viaggio verso una terra agognata: l’Italia. Tra favola e sogno, tra infanzia ed età adulta, la Colombo racconta –con lo stile che già le conosciamo dal 2012, anno dell’esordio con Il negativo dell’amore (ma questo secondo romanzo è forse talora meno fluido e con un finale che lascia qualche dubbio) –, le illusioni e il loro infrangersi sulla morte e una società con usi e regole strane da capire, che sfrutta senza pietà. Eppure c’è anche la speranza: la possibilità di un futuro diverso.

Andrea Carraro, come un ceramista nel tornio

[di Daniela Marcheschi]

Andrea Carraro, Tutti i racconti, Postfazione di Fabrizio Ottaviani, Roma, Castelvecchi, 2016.

Quando leggiamo i racconti di Carraro, noi in realtà li “vediamo” e “sentiamo” svolgersi: vediamo il disabile con il berretto che batte la testa contro il finestrino, sentiamo i dialoghi dei personaggi, ad es. dell’ingegner Frezza e della moglie, come se questi avvenissero accanto a noi. Perché Carraro possiede il segreto di scrivere affondando nella materia verbale come un ceramista nel tornio: la forma, ed essa ha una sua linea precisa, un suo ritmo –quelli necessari.

Andrea Carraro, Sacrificio, Roma, Castelvecchi, 2017.

Capace di scavare nel dolore e nell’orrore come pochi, Carraro in questo romanzo racconta un dramma di droga, e il peso di una situazione che distrugge vita e bellezza, tutto quanto di dolce e sereno un uomo possa aver costruito. La vita di Giorgio è disgregata, un colpo dietro l’altro, perché la figlia, una ragazza, si droga senza riuscire a smettere. La droga come colpa, come una sorta di “forza del destino” moderna, e il Male che lo affonda piano piano, inesorabile, ma in un «sacrificio» necessario.

 

Tutto era in ordine, troppo

[di Daniela Marcheschi]

Athos Bigongiali, Johnny degli Angeli. Un delirio hollywoodiano, Pisa, MdS Editore, 2018.

Bigongiali prende il lettore per rapide scene, raccontando questa volta l’amore “pericoloso” della diva di Hollywood, Lana Turner, per il giovane italo-americano Johnny Stompanato, ucciso nell’aprile del 1958, con una coltellata, da Cheryl, la figlia dell’attrice. La ragazza, sedicenne, sarebbe accorsa in difesa della celebre madre durante una delle tante aggressioni violente che l’uomo avrebbe compiuto ai suoi danni. Eppure tutto era in ordine, troppo.

Una giovinezza del XX secolo

[di Daniela Marcheschi]

Mariolina Bertini, Torino piccola, Bologna, Edizioni Pendragon, 2018.

Come recita il sottotitolo di questo volume che si fa leggere tutto d’un fiato, si tratta di memorie di «una giovinezza del XX secolo» (degli anni Cinquanta-Sessanta in particolare), ma vivide e ricche di sapore: di vita, di letteratura, di storia italiana, di una borghesia intellettuale (ad es. lo storico e critico dell’arte Aldo Bertini, padre dell’Autrice), animata dalla passione per la cultura e dalla serietà di un impegno morale. Ritratti e civiltà del passato, ma civiltà, insomma; ed affettuosa ironia specie nei confronti di certi usi un sorpassati o di baroni universitari/divi dal fare teatrale (come Giovanni Getto): quel tanto che basta per raccontare la «Torino piccola» a cavallo del boom economico, una scuola ancora legata alla trasmissione di testi e insegnamenti dell’Ottocento negli anni Cinquanta, e quella dell’Italia nuova degli anni Sessanta, dove citare Benedetto Croce equivaleva per i giovani di allora «ad aggirarsi in velocipede, con i mutandoni a sbuffo delle cicliste primo Novecento».

 

Un omaggio amoroso a Modena

[di Daniela Marcheschi]

Roberto Barbolini, L’ombelico del mondo, Modena, Asterione, 2019.

Il sottotitolo, Viaggio sentimentale intorno alla Città della Potta, è tutto un programma di scrittura ironica e comica nell’incontro festoso fra narrativa e critica letteraria: un omaggio amoroso a Modena, la città natale dell’Autore, vario per argomenti e affondi tematici, ma sempre ben risolto e piacevolissimo. Barbolini è oggi uno dei maestri più solidi e brillanti della tradizione comico-umoristica, in cui spicca per ricchezza di invenzioni satiriche, ritmi vivaci, fluidità e lingua sapiente.