Andrea Carraro, come un ceramista nel tornio

[di Daniela Marcheschi]

Andrea Carraro, Tutti i racconti, Postfazione di Fabrizio Ottaviani, Roma, Castelvecchi, 2016.

Quando leggiamo i racconti di Carraro, noi in realtà li “vediamo” e “sentiamo” svolgersi: vediamo il disabile con il berretto che batte la testa contro il finestrino, sentiamo i dialoghi dei personaggi, ad es. dell’ingegner Frezza e della moglie, come se questi avvenissero accanto a noi. Perché Carraro possiede il segreto di scrivere affondando nella materia verbale come un ceramista nel tornio: la forma, ed essa ha una sua linea precisa, un suo ritmo –quelli necessari.

Andrea Carraro, Sacrificio, Roma, Castelvecchi, 2017.

Capace di scavare nel dolore e nell’orrore come pochi, Carraro in questo romanzo racconta un dramma di droga, e il peso di una situazione che distrugge vita e bellezza, tutto quanto di dolce e sereno un uomo possa aver costruito. La vita di Giorgio è disgregata, un colpo dietro l’altro, perché la figlia, una ragazza, si droga senza riuscire a smettere. La droga come colpa, come una sorta di “forza del destino” moderna, e il Male che lo affonda piano piano, inesorabile, ma in un «sacrificio» necessario.

 

Tutto era in ordine, troppo

[di Daniela Marcheschi]

Athos Bigongiali, Johnny degli Angeli. Un delirio hollywoodiano, Pisa, MdS Editore, 2018.

Bigongiali prende il lettore per rapide scene, raccontando questa volta l’amore “pericoloso” della diva di Hollywood, Lana Turner, per il giovane italo-americano Johnny Stompanato, ucciso nell’aprile del 1958, con una coltellata, da Cheryl, la figlia dell’attrice. La ragazza, sedicenne, sarebbe accorsa in difesa della celebre madre durante una delle tante aggressioni violente che l’uomo avrebbe compiuto ai suoi danni. Eppure tutto era in ordine, troppo.

Una giovinezza del XX secolo

[di Daniela Marcheschi]

Mariolina Bertini, Torino piccola, Bologna, Edizioni Pendragon, 2018.

Come recita il sottotitolo di questo volume che si fa leggere tutto d’un fiato, si tratta di memorie di «una giovinezza del XX secolo» (degli anni Cinquanta-Sessanta in particolare), ma vivide e ricche di sapore: di vita, di letteratura, di storia italiana, di una borghesia intellettuale (ad es. lo storico e critico dell’arte Aldo Bertini, padre dell’Autrice), animata dalla passione per la cultura e dalla serietà di un impegno morale. Ritratti e civiltà del passato, ma civiltà, insomma; ed affettuosa ironia specie nei confronti di certi usi un sorpassati o di baroni universitari/divi dal fare teatrale (come Giovanni Getto): quel tanto che basta per raccontare la «Torino piccola» a cavallo del boom economico, una scuola ancora legata alla trasmissione di testi e insegnamenti dell’Ottocento negli anni Cinquanta, e quella dell’Italia nuova degli anni Sessanta, dove citare Benedetto Croce equivaleva per i giovani di allora «ad aggirarsi in velocipede, con i mutandoni a sbuffo delle cicliste primo Novecento».

 

Un omaggio amoroso a Modena

[di Daniela Marcheschi]

Roberto Barbolini, L’ombelico del mondo, Modena, Asterione, 2019.

Il sottotitolo, Viaggio sentimentale intorno alla Città della Potta, è tutto un programma di scrittura ironica e comica nell’incontro festoso fra narrativa e critica letteraria: un omaggio amoroso a Modena, la città natale dell’Autore, vario per argomenti e affondi tematici, ma sempre ben risolto e piacevolissimo. Barbolini è oggi uno dei maestri più solidi e brillanti della tradizione comico-umoristica, in cui spicca per ricchezza di invenzioni satiriche, ritmi vivaci, fluidità e lingua sapiente.

Subalternità nella subalternità, ma anche vita e speranza

[di Daniela Marcheschi]

Carmine Abate, Le rughe del sorriso, Milano, Mondadori, 2018.

Abate è uno dei nostri più solidi scrittori, e fra i più conosciuti all’estero per il modo originale in cui racconta le culture italiane e il nostro Sud. Il romanzo affronta il tema dell’incontro fra quest’ultimo, spesso subalterno ma non vinto, e i nuovi migranti, quei «nìvuri» (neri) che scappano dalla guerra e dalla fame, sbarcando sulle nostre coste meridionali, dopo viaggi insidiosi. Subalternità nella subalternità; ma anche vita che afferma se stessa e nuove speranze.

Il teatro veneziano

[ di Daniela Marcheschi]

Francesco Griselini, Teatro,a cura di Andrea Bocchi, Tricase (LE), Youcanprint, 2015.

In rapporto con Carlo Goldoni e Carlo Gozzi, massimi esponenti del teatro veneziano nel Settecento, questo volume presenta e offre l’intera produzione teatrale del Griselini: cinque commedie, una delle quali, del 1754, è I Liberi Muratori, dal titolo parlante in chiave massonica; e un’altra è Reginella o La virtuosa di musica (1756), trasformata in una fortunata opera buffa. Non sempre i testi di Griselini sono compiuti, ma di notevole interesse è come egli guardi alle innovazioni teatrali di Goldoni, che, a sua volta, non si lascia sfuggire il lavoro del meno conosciuto e dotato commediografo.

Giovanni Arpino, scrittore di rango

[di Daniela Marcheschi]

Giovanni Arpino, Domingo il favoloso,  Postfazione di Darwin Pastorin, Roma, Minimum Fax, 2019.

Che gioia leggere la ristampa di questo romanzo di Arpino, pubblicato la prima volta nel 1975! Uno scrittore di rango, da ricollocare al centro dei nostri studi letterari, fin troppo fossilizzati in una storiografia pronta a riproporre autori e libri che mostrano sempre più la corda… Basti, per capire la maestria di  Arpino, un brano  dall’immagine tornita come: «Sotto, il viale appariva come la fossa d’uno smisurato serpente scomparso».

«Frivolität»: ciò che entra nell’anima

[di Daniela Marcheschi]

Paolo Maccari, Fermate, Roma, Elliot, 2017.

Con questo libro fra poesia e prosa, Maccari si conferma come uno degli autori meglio individuati fra quelli nati in Italia negli anni Settanta. La versificazione, anche quando si distende nel ritmo lungo, risuona sempre ben scandita, con la lingua precisa, lo sguardo ironico e amaro a raccontare vite di oggi, deluse o rese ottuse o, ancora, prive di nerbo e in balia di quella che il giovane Lukács chiamava «Frivolität»: ciò che entra nell’anima, anche le cose più terribili (la droga, la criminalità e simili), sfiora appenae poi corre via.

Il Realismo Terminale di Guido Oldani

[di Daniela Marcheschi]

Guido Oldani, La guancia sull’asfalto, Milano, Mursia, 2018.

Questa raccolta è una delle migliori in assoluto di Oldani e della poesia italiana di oggi. Legata  al Realismo Terminale, poetica che segna la ricerca teorica e l’originale stile dell’Autore, La guancia sull’asfalto colpisce per la maturità del linguaggio, il piglio dello sguardo disincantato e plastico, per la tessitura delle immagini compiute e di una ironia tanto tagliente quanto amara.

Un dettato in cui si parla senza paura a voce spiegata. Nella tensione della similitudine rovesciata, che è strumento concettuale e conquista di nuove esperienze di vita, riecheggia infatti, forte, il sentimento eticamente centrato di un soggetto che si ribella davanti all’ingiustizia del mondo e la denuncia.

L’officina di d’Annunzio

[di Daniela Marcheschi]

Gabriele d’Annunzio, Alcyone, Edizione critica a cura di Pietro Gibellini, Venezia, Marsilio, 2018.

Per meglio capire l’officina di d’Annunzio e come sia nato uno dei libri più importanti del Novecento italiano, questa nuova edizione critica di Alcyone, a cura di Gibellini, è un evento da salutare con particolare soddisfazione.

Il lettore può comprendere meglio anche il farsi stesso delle Laudi, iniziate nel 1899 con l’intento di riportare alla vita, nel Novecento, l’antica funzione dei cantori/artisti latini – vateso carmentes – che cantavano «clarorum virorum laudes», secondo la indicazione di Giovanni Pascoli nell’antologia Epos (Livorno, Giusti, 1897, p. XXXI): subito inviata all’amico-nemico d’Annunzio, che la lesse e postillò con grande attenzione, come mostrano i diversi segni di matita rossa ai margini.