Il vizio di mangiare carta e pergamena

Edgardo Franzosini, Il mangiatore di carta, Palermo, Sellerio, 2017

[di Daniela Marcheschi]

Franzosini è uno dei nostri scrittori più solidi e lo si legge sempre con gusto e profitto. I suoi soggetti sono originali, attingendo a personaggi dalla vita singolarissima, veri e propri casi limite della storia e della letteratura. Ora è la volta di Johann Ernst Biren, a cui Balzac dedica due pagine digressive in Illusioni perdute (indicandolo come Byron): era il «Favorito» dalla grande bellezza, lo scrivano, l’avventuriero del Settecento che non resisteva al vizio di mangiare la carta e la pergamena, cioè le parole vergate in vari inchiostri. Franzosini costruisce il suo romanzo con un incastro ben teso, muovendosi di continuo fra la narrazione romanzesca di Balzac, i caratteri da lui inventati (ad es. Lucien de Rubempré), e le proprie proiezioni e fantasie ricche d’immaginazione, ma anche i dati e le notizie documentarie scovate in biblioteche e archivi. Per capire chi fosse stato davvero lo stravagante Biren; ma anche quello scrittore operosissimo, sempre al lavoro in affanno, che fu Balzac: l’uomo Balzac, che aveva smodata passione per il cibo e la carta scritta… A loro modo, due cercatori d’infinito. È in questo suggestivo gioco di luci e penombre, di mutui riflessi, che Franzosini si conferma oggi come uno dei più innovativi autori del romanzo storico, se non il maggiore.

 

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