Andrea Carraro, come un ceramista nel tornio

[di Daniela Marcheschi]

Andrea Carraro, Tutti i racconti, Postfazione di Fabrizio Ottaviani, Roma, Castelvecchi, 2016.

Quando leggiamo i racconti di Carraro, noi in realtà li “vediamo” e “sentiamo” svolgersi: vediamo il disabile con il berretto che batte la testa contro il finestrino, sentiamo i dialoghi dei personaggi, ad es. dell’ingegner Frezza e della moglie, come se questi avvenissero accanto a noi. Perché Carraro possiede il segreto di scrivere affondando nella materia verbale come un ceramista nel tornio: la forma, ed essa ha una sua linea precisa, un suo ritmo –quelli necessari.

Andrea Carraro, Sacrificio, Roma, Castelvecchi, 2017.

Capace di scavare nel dolore e nell’orrore come pochi, Carraro in questo romanzo racconta un dramma di droga, e il peso di una situazione che distrugge vita e bellezza, tutto quanto di dolce e sereno un uomo possa aver costruito. La vita di Giorgio è disgregata, un colpo dietro l’altro, perché la figlia, una ragazza, si droga senza riuscire a smettere. La droga come colpa, come una sorta di “forza del destino” moderna, e il Male che lo affonda piano piano, inesorabile, ma in un «sacrificio» necessario.