Bonsai e altre poesie di Luigi Trucillo

Luigi Trucillo

[di Luigi Trucillo]

Poesie Inedite 

 

Essere alla mano

A mano a mano che invecchio

e divento miope

riesco a immaginare

soltanto ciò che tocco.

Le mani dicono

che ho lo sguardo di giada.

E anche i ricordi migrano

nel tatto

come in una primavera

dalle dieci facce diverse

che risparmia alla pelle

il gelo irreale del distacco.

 

 Lingua messa a fuoco

Quello che si dicono i sapienti

secolo dopo secolo non cambia,

è una lingua segreta e solitaria

sedotta dal sussurro ininterrotto

degli amanti, subito estraneo

all’unità mancante.

Ogni visione focalizza.

Però non sa che ciò che cerca

scatta nella fotografia di ciò che passa

 pudico in bianco e nero

dentro il respiro.

 

Fugaci a noi stessi

Lo sguardo è un soffio,

ma chissà perché in ogni rapporto

c’è sempre un punto da fissare

fuori cornice.

Ciò che cerchiamo

contempla la fonte e il cristallino

con tutta la mutevolezza delle gocce:

quando cambia il quadrante dei venti

e le certezze dormono con la testa sulle gambe

della nostra infinita adolescenza

ciò che ci orienta

è la direzione dei tuoi occhi

(accesi, sperduti

dentro i tergicristalli di una storia)

che luccica sulle assicelle dei ricordi

come il barbaglio della pioggia.

 

Bonsai

Ormai non ci cerchiamo più,

torniamo al minimo,

però “Cercare” e “Ormai”

sono due parole ostili

all’intuizione,

perché distruggono le sue scorciatoie

per arrivare al nucleo delle cose.

A volte ne avevo abbastanza di te,

e altre volte mi affannavo a ritrovarti.

Però per un breve attimo,

quello che avviene all’infinito

in ciò che di colpo ci misura,

ti ho sempre vista accanto a me,

e in una vita appena abbozzata

come la nostra

questo è già tutto.

 

La grande via

L’alone che è intorno alle cose

e mescola le immagini:

ecco un orizzonte mobile

per parlare di te

e dell’eredità dell’incertezza,

il dono che mi offri

vivendo dove tutto inizia

e mai si compie

nel possibile,

là dove le vetrate che tremano

ci insegnano a passare

in un aspetto trasparente

dell’amore.

Accanto a te

ciò che mi afferra mi regge

con tutti i nomi diversi

che le fonti dell’aria

insegnano agli specchi,

e l’elemento indiretto

e incomprensibile

che sorge dallo spostarsi verso un altro

diventa il bisogno vitale

che respiro.

 

Il Qi del nuoto

Immergersi insegna ad affiorare.

Tutto ciò che ho vissuto

e il lago attraversa mentre nuoto

alzerà la sua spuma all’improvviso

davanti a te,

perché il blu sommerso incombe,

e l’intimità che fluttua ci trattiene

come un oceano tra le dita

leggere come l’acqua piovana.

 

Icona e coccinella

Soffio via il ciarpame

per dirti: prediletta,

e trovarti vinta e carnale

sulla bocca degli atomi indicibili,

con tutta la grazia

di quella che non conosce la bellezza

senza la materia scarlatta della vita

pizzicata da anni brano a brano.

Là dove si ostina, la speranza

come tutto ciò che sfugge all’ordine incombente

vive sul bordo di quello che attendiamo…

Per chi oscilla nel plancton dell’assenza

non è possibile svelarsi senza danno,

così sarebbe meglio fabbricarci con le mani

finché la quiete ci accende sconosciuti

nella morbidezza degli intuiti.

L’amore non sa la prospettiva,

eppure esco da te

stringendo in pugno una visione obliqua

dove poterti a modo mio cercare :

l’icona che preserva l’erotismo

come una coccinella sfrecciante sulle dita,

e un letto pieno di mele dolci e luccicanti,

inafferrabili dalle fauci dei rimorsi

come un sottile distillato.

 

Teoria e prassi della lumaca

Con una lumaca nascosta nella mano

ti parlavo del dono e del coraggio

di andare al centro dei propri desideri,

e tu mi fissavi con la lentezza muta

che striscia nei segreti.

 

Vita da cani

I cani

mangiano ciò che gli diamo

e ringhiano a qualcosa in lontananza

anche per noi

che li seppelliremo in un prato

come ossi,

senza sapere che la morte

è anche una parola

e nessun luogo.

Eppure quando li chiamiamo

divorano lo spazio

e le sue assenze

con la felicità amorosa

di chi ascolta.

 

Terra promessa

 Definire gli inizi è difficile,

soprattutto partendo dal miraggio

di ciò che è compiuto.

Acqua, sete, acqua

sospese finché l’amore non inizia

a diventare una figura  zampillante:

così le radici vagano

alla ricerca della terra promessa

dalla grazia di un attimo.

Proprio per questo mi è possibile scoprirti

là dove balenano altre vite,

e i sorrisi diventano un riparo

 al lento smantellarsi delle briciole.

E’ il naufragio di tutti,

ma col suo ritmo sbilenco

sopravvivere è un piccolo gioco

che a poco a poco allude allo shanghai…

Eppure alcune parole oltrepassano

come detriti incandescenti

le leggi generali dei molti

sfuggendo ai registri della conoscenza;

parole sgorgate come unico, primo,

tu (quando mi guardi),

e tutto ciò che si abbatte

sugli avamposti enormi della solitudine

con lo stupore di una luce bianca.

 

Uno sguardo sul presto

Teste di fiammifero,

prenotazioni internet d’aereo,

e i primi versi sbucati

da chissà dove,

mi fanno pensare al presto

prima che scappi.

Presto per me,

l’inesplorato

dall’aroma di menta,

è una parola

che sfreccia come una muta di cani da slitta,

e una direzione nella neve infinita

troppo abbagliante.

Visto di sbieco,

là dove nasce l’attesa,

presto ha molti denti che mordono,

una nube bianca di piume

dove posarsi a credere

quando ci sfiora la meta,

e l’ago d’oro che cuce i centimetri

come se fossero doni

sorti da un tramonto marino

rapido e fresco.

Un lampo scalpita

nella sua sosta,

come se il mondo fosse già stato

tra poco e adesso,

e tutti gli angoli piegassero un segreto

irraggiungibile

retto dai nomadi:

così ho imparato a spiare

il presto nei volti che si attardano

fino a morirne.

E poi c’è il presto accanto a te,

felice e pazzo,

che ha un’infinità di voglie, e storie, e smanie,

ma che per fare presto ad accostarci

non troviamo mai il tempo

di ascoltare.

 

Poesie tradotte

 

Als Vorwort

Jacob und der Engel ringen

doch unter den Schlägen

bricht ihm der Name weg

 

In Palermo, ein spottender Knabe

Herber Geschmack

einer Brombeere

auf einem Bausch

Watte

 

Frau im Gemüseladen

Es düften

inmitten der Luft

ihre zögernde Miene

und der Rosmarin

im gemeinsamen

Tun

 

Voranschreiten

Wolken,

wie ein Muster wehender

Schritte

 

Der Fremde

Transparente Wabe

voll Bienen

und Honig

 

Wien, im Garten von Steinhof

Kostbar das Bild

eines Hundes,

wenn Zähne

zubeißen

(da Navicelle, Napoli, Cronopio, 1995)

 

Wo du redest

bleibt eine Spur

ein verwischtesViolett,

fest in der Luft

wie ein Verlangen auf Pflaumen.

Manche finden es unlogisch

(aber die Logik ist nicht

das fehlende Verlangen von manchen),

sie meinen, das Wort

sei keine Frucht

habe also keine Schale,

aber wenn das Innere nackt wäre,

wer würde je zuhören?

Die Farben, die

deine Klänge kleiden,

wenn du redest,

hören auch

für alle, die taub sind,

den Obstgärten der Welt zu,

wie das Blau vom Flüstern

das Rot von Kirschen,

das Grün von der Kenntnis

und schließlich die goldene Beere

des Ja,

deine süßeste.

Nun jetzt, wo es Winter wird,

und du fern bist,

denke ich nach,

die Bäume erforschend,

die kahl schweigen,

bloß was wir nicht verstehen,

verändert uns zuweilen

bis ins Tiefste.

(da Le Amorose, Macerata, Quodlibet, 2004)

[«Akzente», Februar 2007, traduzione di Renate Mundt]

 

Extreme Home

When the key turns

an extreme house

is the one where the square meters

become round

to exorcize the spell

of one who is chained to his own being.

I hear many wolves, and thunderclaps, and bears

that swim in the arteries of the cement

to dismantie the peat of the mind.

I sense that perspective is a whale

that swallowed Jonah’s freedom

exploded in the torch of the stars

as if every moth were unique.

And above all I sense that the secret veil

of the attic on my head

is born of your skirt hung on the hanger,

bricks, mortar and plaster

with wich a gigantic hand

underpins the empty gashes of my heart,

when your body snows,

and everywhere a warm cascade flurries.

 

For Ethel Rosenberg, presumed to be a Communist Spy

A month before the electric chair

she wrote to her children

about a large blackbird with red wings that

landed in the patio of the penitentiary

to steal the crumbs that she was throwing to the sparrows,

and how the wake of its splendor

had made her feel upon her skin

for a long instant

the radiant warmth of their embraces.

Then at the swooshing of a foot on the gravel

the blackbird flew away

sweeping away their images

in the flight of all that is light,

and now I wonder

if those sparrows around her so hungry

weren’t the strange ideas for which we live

and whirl

until death

lost like crumbs of bread.

 

Days and Light

It’s still early.

Let me take what you gave me

without knowing,

like a forgetful snowflake

that builds its snowman

while remaining a crystal dance.

Light pours down above your neck

with slow diamond shapes returning,

and I think every now and then that

the expert touch of the morning

is worth the effort.

(da Altre amorose, Mecerata, Quodlibet, 2017)

 

The Method

In front of the not yet

the objective of science

is prediction.

To presume

is already a distance traveled upwind,

a step ahead

that feels its way

along an infinite path.

Call it will

the hiss of the steel in the breeze

of the drill

that seems to disappear

with a white sparkle

of joy,

but the point that they

are inducing

applies to other points

lost in the cosmos

with the felicity of a hypothesis

exact

like a metronome.

Now listen to me:

sand, potassium carbonate

and clarity

to say glass,

the only home

that can stay within me.

Fire is missing,

the flicker that moves

in the crystal

the old weakened form.

It’s the pathway

of a breath,

the future that drifts

no longer with beams

kneading the air

with clay.

And this sky-blue movement

is your life,

variable

traveling

within a grain of sand

with old unpaired

shoes.

(da Darwin, Macerata, Quodlibet, 2009)

[«InVerse», 2018, traduzione di James Schwarten]

 

Luigi Trucillo è nato nel 1955 a Napoli, dove vive e lavora. È  laureato in Lettere moderne. Ha pubblicato sette libri di poesia: Navicelle,  Napoli, Cronopio, 1995 (con la prefazione di Giorgio Agamben); Carta Mediterranea, Roma, Donzelli, 1997; Polveri, Napoli, Cronopio, 1998; Le Amorose, Macerata, Quodlibet, 2004; Lezioni di tenebra, Napoli, Cronopio, 2007 (Premio Lorenzo Montano 2008); Darwin, Macerata, Quodlibet,  2009 (Premio Napoli 2009); Altre amorose, Macerata, Quodlibet, 2017.Del 2013 è il romanzo Quello che ti dice il fuoco, Milano, Mondadori, tradotto in tedesco con il titolo Die Geometrie der Liebe, Hamburg, Mareverlag, 2015. Ha inoltre partecipato all’adattamento de Il Flauto Magico per L’Orchestra di Piazza Vittorio.  Ha scritto per le riviste letterarie «Paragone» e  «Nuovi Argomenti». Ha collaborato con la pagina culturale de «Il Manifesto».

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento