Daniela Matronola su Hospital Sketches di Louisa May Alcott

Daniela Matronola

[di Daniela Matronola]

C’è un piccolo libro che merita tutta la nostra attenzione per il valore che custodisce e per una piccola avventura editoriale che lo riguarda. Il libro è Hospital Sketches, (o Bozzetti Ospedalieri) di Louisa May Alcott. Che genere di testo è? In origine si trattava di una serie di lettere che, in piena Guerra Civile, la Alcott scrisse ai suoi familiari durante le sei settimane (tra il 1862 e il 1863) in cui, muovendosi all’interno del territorio nucleare del New England, dalla Pennsylvania raggiunse in modo avventuroso Georgetown, distretto di Washington D.C., e lì servì come infermiera volontaria nell’ospedale dell’esercito unionista. Solo dopo la Alcott vide in quel pugno di lettere una materia romanzesca: in un primo momento formulò quattro bozzetti, o sketches appunto, e li pubblicò su rivista a partire dal 22 maggio del 1863; in seguito, dopo sapiente sistemazione, concertò il romanzo in sei parti, dotato di una vivacità di descrizione, effettivamente bozzettistica, di luoghi e persone che richiama molto la simile arte di Charles Dickens ben dispiegata in Sketches by Boz e in Pickwick Papers.

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Oltre le quinte… Intervista con Roberto Herlitzka

 

 

[di Mariapia Frigerio]

Paolo Isotta lo ha definito «il più grande attore italiano» oltre che «il più colto». Facendo un passo indietro, nel 1976, quell’appassionato di teatro (come lui stesso diceva di sé) che fu Cesare Garboli scrisse a proposito dell’Otello, prima regia di Gabriele Lavia, «Roberto Herlitzka disegna uno Jago magistrale. Mai visto uno Jago così credibile, così naturale, così fuori dalla sua leggenda». Nel 1977, sempre Garboli, recensendo A piacer vostro per la regia di Antonio Calenda, lo descrive come «Attore di sicura personalità […] misurato, ossuto uomo d’ombra e di polvere, disilluso gentiluomo dai discorsi di cenere […] e siccome è lui a dire il famoso monologo sull’età dell’uomo, e sul mondo come teatro, Calenda ha fatto benissimo a chiudere tutto sulla sua immagine, mettendogli un teschio di vacca in mano».

Chi scrive pensa che sia tra i rari attori che sappia dar voce anche ai silenzi e reciti, sia in teatro che nel cinema, con ogni parte del corpo.

 

Basterebbero le mani e i piedi, come nel film Sette opere di misericordia.

Le mani strette da una sorta di cavo elettrico e i piedi quasi bloccati in grosse scarpe. Nel corpo dell’attore sofferente a terra, inquadrato dalla testa, le mani assumono il ruolo di protagoniste mentre, faticosamente, cercano di sciogliere i lacci. Ma sono mani senza forza, mani affaticate, come lo è il personaggio, come lo sono i suoi piedi irrigiditi nelle spesse scarpe. Eppure, proprio il soffermarsi della macchina da presa su di loro, sui movimenti lenti delle dita, ci dà l’idea che da un momento all’altro l’attore si tramuti nel grande insetto della Metamorfosi kafkiana. Potere della suggestione.

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El Futurismo y sus revistas / Il Futurismo e le sue riviste

 

[di Daniela Marcheschi]

L’articolo El Futurismo y sus revistas – che  riproduce il testo di una lezione tenuta alla UCSH di Santiago del Cile nel 2014 – pone fra le altre cose in risalto alcune incertezze teoriche e aporie del Futurismo, così come lo pensò Filippo Tommaso Marinetti.  Scritto direttamente in spagnolo, se ne propone qui anche la versione italiana.

1- El Futurismo es una de las vanguardias históricas de principios del siglo XX,  más estudiada y  conocida a nivel internacional, para su expansión intercontinental: desde Europa a Rusia, desde  Estados Unidos a México, desde Brasil a Japón.  Tal propagación originó a partir de un auténtico e inusual (por el momento histórico) proyecto de difusión organizada. Esta  se llevó a cabo tanto a través de los viajes  y los contactos internacionales, a París y otras partes, del fundador Filippo Tommaso Marinetti (Alejandría, 1876-Bellagio, Como, 1944) y de varios miembros del Futurismo, como a través de conferencias y discursos, exposiciones de artes visuales, producciones de gráficos y de moda (pensamos en un artista como Fortunato Depero), publicaciones, eventos, conciertos, difusión de carteles (más de cincuenta sólo desde 1909 a 1916) y folletos, creando casi en cualquier parte publicaciones periódicas y revistas: sólo para dar alguna referencia, desde las revistas italianas Lacerba (1913-1915), L’Italia Futurista (1916-1918), La Balza Futurista (1915), Vela latina. Pagine futuriste (1915-1916), a la portuguesa Orpheu (1915)  de Fernando Pessoa y Mário Sá-Carneiro; desde la catalana Un Enemic del Poble (1917-1919) a la londinense Blast (1914-1915) de Wyndham Lewis; del húngara A Tett (1915-1916)  a la rusa Pervyi Zhurnal Russkikh Futuristov (1914); del argentina Los Raros. Revista de orientación futurista (1920) a la berlinés Der Futurismus (1922) de  Ruggero Vasari, pero la lista podría continuar y continuar.

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Il dialogo fra saperi nelle poesie di Amedeo Anelli

Amedeo Anelli

[di Daniela Marcheschi]

Amedeo Anelli, Neve pensata, Milano, Mursia, 2017. È una delle migliori raccolte di Anelli e della poesia odierna, in cui la neve e il silenzio, cose e ragionamento, la quiete e il moto degli affetti, esterno e interno si intrecciano e si riverberano, l’uno legato all’altro dal vincolo della necessità che lega l’uomo e le cose. Il dialogo fra saperi diversi è esplicito nella multiformità dei livelli di lettura dei testi che compongono il volume, dalla ricca e originale tessitura polifonica, le immagini nitide di un inverno stagione della Natura e del cuore, che, però, non è mai un arrendersi al mondo. Lo sguardo controllato eppure tramato di pathose affetti, anche dolenti, indugia su particolari grandi e piccoli, come gli alberi, i gatti, la neve, la pioggia, un pettirosso improvvido, prima che il silenzio/ la parola finita di pronunciare/ li accolga e li riempia di sé. Continua a leggere

Oltre lo schermo… Intervista con Andrea Farri

[di Mariapia Frigerio]

Riservato, solitario, elegante e al tempo stesso affabile ed educatissimo, di un’educazione non formale, di un’educazione specchio di un animo garbato e sensibile: questo è, a primo impatto, Andrea Farri, il giovane musicista pluripremiato per le sue colonne sonore.

Nel 2015 vince, infatti, il Globo d’Oro come miglior colonna sonora per il film Latin Lover di Cristina Comencini e nel 2017 ottiene due nomination ai David di Donatello (Miglior Colonna Sonora e Miglior Canzone Originale) per il film Veloce come il vento di Matteo Rovere.

Una media di tre-quattro colonne sonore l’anno dal 2011: decisamente una produzione notevole.

Organizzatore, inoltre, di mostre ed eventi in ricordo del grande zio [Paolo Poli, NdC].

Proprio nel maggio 2017, in occasione dell’inaugurazione del Saloncino Paolopoli, presso il Teatro della Pergola di Firenze, si è finalmente palesato, a chi, come me, tanto ne aveva sentito parlare (quasi da conoscerlo) senza mai averlo veduto.

E, nuovamente, alla mostra multimediale Paolo Poli è… da lui organizzata come tributo e ricordo dell’attore scomparso, prima nella sede del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, poi al Teatro Valle di Roma.

È stato il silenzioso accompagnatore al pianoforte di Paolo Poli nel programma di Rai 3, condotto da Pino Strabioli, E lasciatemi divertire… dedicato ai sette peccati capitali. Continua a leggere