Per Ariele

(Lettera, Poscritto, Commiato)

[ di Alberto Guareschi]

 

LETTERA

Ariele, dirti tutto,

il progetto era questo:

compilare le cronache,

farti sapere (ad ogni piè sospinto

pensavo alle parole,

sembravano aquiloni

votati a una scomparsa repentina

dentro l’oceano) –

 

sempre tornato a capo,

mai proseguito,

anni dilapidati a contemplare

nuvole passeggere,

fasi di luna

(da stanze d’albergo

cartoline agli amici,

letture di Li Po e altri maestri) –

 

collezionato nel corso del tempo

mappe terrestri, appunti

per l’indomani, fogli

ricoperti di segni:

scatoloni ripieni di garbugli

e fili da sbrogliare

per la tela finale (da bambino

ascoltavo mia madre

intenta all’uncinetto:

lei soltanto sapeva districare

certe matasse) –

 

fossi stato capace, perlomeno,

di affidare a piccioni viaggiatori

messaggi con frammenti

del canovaccio:

invece ne smarrivo, caro Ariele,

la trama, zigzagando

da un sogno all’altro

con il naso all’insù

(sensazione di muovermi ondeggiando

pendolarmente, al modo

di Monsieur Hulot in vacanza,

come nel film)

 

POSCRITTO

Serenità totale

dei paesaggi sognati,

la fantasia lanciata a briglia sciolta

sul tappeto volante,

e nuovi territori da esplorare

nello spazio e nel tempo

(onnipresente il filo dei Notturni,

quella “piccola mano”

libera da ogni forza

di gravità) – tutto come previsto

nei tarocchi di Arianna:

contemplazione e Tao,

soltanto immaginare,

non agire, non fare –

 

progetto diluito per li rami

e per li troppi rami

dei rami, mai approdi

sicuri, sbocchi certi

non corrosi dal dubbio,

fra giardini incantati

e il patatrac di tutte le chimere:

dovunque e sempre

solo macchie d’inchiostro,

nessun disegno

(allungando le dita

avevo l’impressione

di giocare con bolle di sapone:

al sorgere del sole

tutto svaniva,

addio belle farfalle variopinte,

ideogrammi leggeri,

pupi e teatrini)

 

COMMIATO

Tappeto relegato

nel dimenticatoio della vita

anteriore, partenza per contrade

senza fasi di luna e stagioni,

notte giorno crepuscolo

la medesima cosa –

 

impossibile dirti di altre lettere,

messaggi dal silenzio,

il quando e il dove

(nel Canto dall’O-mei leggo fra l’altro:

“Sopraggiunta la sera

m’imbarco dal pontile di Ching-chi

diretto alle Tre Gole;

pensando a te lontano dai miei occhi

scendo verso Yu-chow…”) –

 

strisciolina di sabbia alle spalle,

stella polare alta sopra la linea

dell’orizzonte

Alberto Guareschi (Parma, 1940) vive da quasi quarant’anni a Lucca. Come funzionario e poi dirigente di alcuni gruppi industriali pubblici e privati ha viaggiato a lungo, non soltanto per motivi professionali, in vari paesi e continenti, avendo la possibilità di approfondire nel contempo esperienze e interessi culturali. Nel 1976 è stato fra i fondatori della Pratiche Editrice, collaborandovi per alcuni anni come amministratore e membro del comitato editoriale. Come autore, ha pubblicato tre raccolte poetiche: Verso Cipro (Guanda, 1963), Teatrini del signor Egli (prefazione di Roberto Carifi, Diabasis, 2004) e Stella polare (Passigli, 2016), dalla quale sono tratti i testi qui presentati. Rilevante anche la sua attività di traduttore, in particolare per Guanda, con la curatela della prima edizione italiana del classico tedesco Tesoretto dell’Amico di casa renano di J. P. Hebel (1989). Presso lo stesso editore ha pubblicato una scelta di liriche di F. Hoelderlin, L’Arcipelago e altre poesie (1965), i Ditirambi di Dioniso di Nietzsche (1967), Nel chiosco di Pressel di H. Hesse (prefazione di Giorgio Zampa, 1987) e, dello stesso autore, Giorni di luglio (1990). Di Tony Duvert ha tradotto dal francese i romanzi Recidiva (prefazione di G. Davico Bonino, Pratiche Editrice, 1978) e Quando morì Jonathan (Savelli, 1981). Altre sue traduzioni poetiche da Georges Bataille, Sarah Kirsch e H. M. Enzensberger sono apparse negli anni Ottanta su “Il Raccoglitore, Quindicinale di Cultura” della Gazzetta di Parma, e su “Rassegna Lucchese”. Del 2008 è l’uscita in Italia presso Diabasis, su suo progetto editoriale, del volume Balcone e altre poesie (prefazione di Iosip Brodskij), a cura di A. Niero, dell’amico poeta russo Evgenij Rejn.

 

Alberto Guareschi (Parma, 1940) lives in Lucca since almost forty years. As an executive and then director of some state and private industrial groups he has travelled extensively, not only for professional reasons, in various countries and continents, thus enriching the range of his cultural experiences and interests. In 1976 he was among the founders of Pratiche Editrice, a member of its literary board and CEO. As an author he has published three books of poetry: Verso Cipro (Guanda, 1963), Teatrini del signor Egli (Diabasis, 2004, with an introduction by Roberto Carifi) and Stella polare (Passigli, 2016) where the poems in this issue are included. Notable his activity as an editor and translator, particularly for Guanda that published in 1989 the first Italian edition of the German classic by J. P. Hebel, Tesoretto dell’Amico di casa renano. Guanda published also his selection of F. Hoelderlin’s poetry, L’arcipelago e altre poesie (1965), the translation of Nietzsche’s Ditirambi di Dioniso (1967) and of Hermann Hesse’s novels Nel chiosco di Pressel (introduction by G. Zampa) and Giorni di luglio (1990). By Tony Duvert he has translated Récidive (foreword by Guido D. Bonino, Pratiche Editrice, 1978) and Quando morì Jonathan (Savelli, 1981). Other poetry translations (from Georges Bataille, Sarah Kirsch and H. M. Enzensberger) appeared in the Eighties on “Il Raccoglitore”, bi-monthly cultural magazine of Gazzetta di Parma, and on “Rassegna Lucchese”. In 2008 Diabasis published, based on his project and edited by A. Niero, Balcony and other poems (with an introductory essay by Iosip Brodskij) of the Russian poet and friend Evgenij Rejn.

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