L’abdicazione


[recensione di Alessio Riva]

Triboulet, un “buffone”, un giocoliere, un trickster sovversivo, piove dal cielo e arriva nel circo di Massenzio nella Roma del 2032, dove una folla di suoi seguaci (fra cui bambini ed animali semiselvaggi) lo accoglie, tra feste itineranti di esaltazione dionisiaca, musica e canti sfrenati. Triboulet si pone come Anticristo ed alter Christus, schernito, osannato, amato e odiato, ed infine ricercato da tutte le polizie e segnatamente dal Vaticano, che vede in lui una minaccia di distruzione poi beffardamente attuata, così come quelle ai danni delle altre istituzioni religiose monoteistiche. Ma chi è realmente Triboulet, e cosa è venuto a fare sulla terra? Rainer J. Hanshe ci risponde con un libro provocatorio (il suo secondo romanzo edito), che è un concentrato di filosofia, storia, mito, religione ed è imperniato su una “parusia” attesa da millenni, concretizzata in un’utopia dal sapore rabelaisiano.

Lo scrittore newyorkese, europeo di adozione, dimostra di conoscere i temi “caldi” e le aporie distruttive della società contemporanea, così come il bisogno, e di conseguenza l’attesa, di una società diversa, gioiosamente anarchica, guidata da un leader carismatico e beffardo, liberata da canoni e credenze secolari.

Espliciti i riferimenti a Nietzsche e al suo Superuomo come liberatore morale, con rimandi letterali virtuosistici all’Inferno di Dante e cinematografici a Fellini e soprattutto a Pasolini per la volontà dello scrittore di pungolare e shoccare il lettore, rovesciando i canoni del perbenismo istituzionalizzato (segnatamente di quello relativo alla sfera sessuale). Sorprende tuttavia che alle plurime frecciate, antireligiose ed antiistituzionali, che nel romanzo sono scoccate in direzione del cattolicesimo (concepito solo come istituzione e non sempre capito nella sua effettiva problematicità umana e culturale), non si accompagni una analoga attenzione verso forme di fanatismo tragicamente attivo nel nostro tempo e i cui connotati esiziali non potranno essere ignoti alle genti del 2032.

Originale comunque lo stile dell’autore, duro, ironico, ma al tempo stesso classico e aulico, sagace e mai banale, anzi ricco di accensioni gergali e poliglotte.

Si tratta di un viaggio utopico e fantastico che farà sicuramente riflettere i lettori, coinvolgendoli nel pathos intellettuale di questa «abdicazione». Perchè di vera quanto singolare abdicazione si tratta, che spinge l’intera nostra civiltà, i nostri usi e i nostri valori ad essere sovvertiti.

Da sottolineare il lavoro egregio dell’edizione italiana e della traduttrice Alessandra Puggelli, che ha mantenuto intatto lo spirito drammatico, e al contempo istrionico e parodico, del romanzo.

 

Rainer J. Hanshe, nato a Teheran, newyorkese di adozione ed europeo di elezione, è autore di due romanzi, The Acolytes (2010) e il presente The Abdication (2012), e di un’opera ibrida creata in collaborazione con l’artista Federico Gori, Shattering the Muses (2016). Nel 2005 ha fondato la rivista d’arte Hyperion: On the Future of Aesthetics, e nel 2011 l’editrice Conta Mundum Press, per la quale sono apparse fra l’altro traduzioni di Petri, Villa, Pasolini, Fellini, Del Serra, ecc. Ha scritto saggi su Nietzsche, Szentkuthy, Chris Marker e altri. Ha curato Plays with Films (2013) di Richard Foreman, e i Fragments di Wordsworth (2014). Sta lavorando a due romanzi, Humanimality e Now, Wonder.

Alessio Riva è nato nel 1966 a Londra, dove tuttora vive, anche se da diversi anni ama trascorrere periodi sempre più lunghi in Italia nella sua casa sulla collina di Bellosguardo, a Firenze. Allievo del Christ College di Oxford, Riva è plurilaureato (Letterature comparate, Storia dell’Arte, Scienze Naturali, Matematica), suona il pianoforte e frequenta numerosi artisti ed intellettuali italiani ed europei. Ha pubblicato diversi studi ed articoli in giornali e riviste italiane ed internazionali.

Rainer J. Hanshe, L’Abdicazione, Pistoia, Petite plaisance, 2016, pp. 221, euro 16,00

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