Un canto per l’infanzia violata

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Margherita Rimi, Nomi di cosa-Nomi di persona. Poesie, Venezia, Marsilio, 2016; risvolto di copertina di Amedeo Anelli

La nuova raccolta della Rimi (Prizzi, Palermo, 1957), conferma la forza e la novità del dettato di questa poetessa, fra le meglio individuate dei nostri anni. La Rimi svolge in prima linea, ad Agrigento e provincia, il lavoro di neuropsichiatra infantile, combattendo con coraggio abusi e violenze perpetrati ai danni dei bambini.

Un linguaggio semplice, dall’intonazione e dai ritmi varii, tramato di saperi diversi e pieno di risonanze struggenti, avvicina al mondo dell’infanzia violata e incompresa, perché si possa meglio capire e conquistare quella «civiltà dei bambini» che in molti, troppi, si ostinano a ignorare.

Di forte suggestione, e perfetta per i testi della Rimi, l’immagine di copertina scattata dalla grande fotografa Letizia Battaglia, nel quartiere Kalsa di Palermo nel 1979: una bambina dai folti capelli neri, che mangia del pane e guarda qualcosa che non sappiamo.

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