Paolo Febbraro: Poesie tradotte

PAOLO FEBBRAROAlcune poesie di Paolo Febbraro – tratta da Il bene materiale (2008), Il secondo fine (1999) – nelle traduzioni in inglese, francese e spagnolo a opera di Geoffrey Brock, Marco Sonzogni, Theodore Ell, Martin Rueff ed Emilio Coco.

Fiaba e morale

È caduto lo sciatore

morto in alto nella neve.

A valle, in primavera

dalla casa più nera

getta nel fiume greve

la sua lenza il genitore.

Fable and Moral

He fell and died, the skier,

high up there in the snow.

And now, spring having come,

his father leaves his home,

dark in the valley, to throw

a hook in the heavy river.

 

Traduzione di Geoffrey Brock, da «Poetry», Volume cxcix, number 6, March 2012
(da Il secondo fine, 1999):

 

Disse la voce:
«Sono colui che tolse
il senno a Kant
e gli occhi a Omero.
Fui io che volli incerti
i tratti
al padre di Amleto,
son io la febbre irresponsabile
che colse Alessandro,
il sogno felice
che scatenò Attila
e lo sguardo traverso
che tradì Orfeo.
I piani di battaglia
sussurrai
al vincitore di Waterloo,
Leonardo tormentai
col più folle degli amori.
Con sfavillio di fuoco
persi nel buio
ad Alessandria
secoli di parole,
corsi
sulle trentatré lame
che vollero rosse e famose
le idi di marzo.
Per invidia ho operato
con fredda intelligenza.
Ora me ne vado
in un luogo né bianco né nero
al riparo da ogni profumo
e da ogni pensiero».
«Dèmone, vipera, serpe,
debole amante del nulla,
a te sia dato, infido,
l’irrevocabile oblio».
«Non chiamarmi diavolo,
uomo. Sono Dio».

The voice said:
“I am the one who sent
Kant insane
and Homer blind.
It was I who willed
undefined
the features of Hamlet’s father,
I am the reckless fever
that seized Alexander,
the happy dream
that let loose Attila
and the backward glance
that betrayed Orpheus.
I whispered
the battle plans
to the victor at Waterloo,
I tormented Leonardo
with the most deranged love.
With twinkling of fire
I lost to the darkness
in Alexandria
centuries of words,
I ran
along the thirty-three blades
that willed the Ides of March
red and famous.
Out of envy I have worked
with cold intelligence.
Now I am going away
to a place neither white nor black
sheltered from every scent
and every thought.”
“Demon, viper, serpent,
weak lover of nothing:
irrevocable oblivion
be granted you, perfidious one.”
“Do not call me devil,
man. I am God.”

 

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«Non vi saranno altre voci.
Già sorge il sole e cancella
nell’aria i resti dell’incubo
che pure fu cena, parole e mani.
Altri giocheranno sulla rima
capovolta fra sepolcro e ascensione,
fra morte propria e sua resurrezione.
Voi liberatevi dalla salvezza.
Risorge a tempo il sole e vi cancella
con bianche dita l’aspra tenerezza».

“There will be no other voices.
The sun is already rising and erases
from the air what is left of the nightmare
that was, too, supper, words, hands.
Others will play on the overturned
rhyme between sepulchre and ascension,
between one’s death and the resurrection.
Free yourselves from salvation.
Timely, the sun is rising and with white
fingers erases tart tenderness from you.”

 

********

E all’ultima porta,
al penultimo passo,
quando ancora il pensiero
se spunta ha un dove per ritornare,
un attimo prima che il cielo
si sveli per sempre o si copra
non lo daresti un seme
della tua eternità
per ritornarci sopra,
non cercheresti il fiato
per poche parole diminuite
tipo buongiorno quattro tre sì d’accordo mi
sentite?

And at the last door,
at the last step but one,
when thought, if it comes up,
still has somewhere to go back to,
a moment before the sky
forever reveals or covers itself,
wouldn’t you give one seed
of your eternity
to go over it again,
wouldn’t you search for breath
for a few diminished words
like good morning four three yes right can you
hear me?

 

Traduzione di Marco Sonzogni e Theodore Ell, da «Samgha», www.samgha.me

 

(da Il secondo fine, 1999):

Una biografia

Rispondeva con la logica
alle superstizioni
e ai razionalismi
con incantesimi.
Sui problemi si sedeva,
come ad affrontarli con la parte
di sé più filosofica. Ignorando
la religione non sdegnava
la (altrui) religiosità.
Si tenne fino all’ultimo
in levità e rigore,
fu sempre largo e attento,
castissimo e in una parola
impuro. Tre giorni prima
di andare cambiò progetti
e umore così che a morire
fosse l’altro.

«Il répondait par la logique
aux superstitions
et aux rationalismes
par des enchantements.
Il s’assayait sur les problèmes
come pour les affronter avec la part
de son être la plus philosophique.
Ignorant
la religion il ne dédaignait pas
la réligiosité (celle des autres).
Jusqu’à la fin il s’est tenu
en légéreté et en rigueur,
il fut toujours large et attentif
le plus chaste et, en un mot,
impur. Trois jours avant
de mourir, il changea de projet
e d’humeur de telle sorte que ce fut l’autre
qui mourut».

 

 

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(da Il bene materiale, 2008):

A Roma

a Giampiero Neri

«Mi aveva avvertito, mio fratello,
l’archeologo. Sondaggi geofisici,
dicevano, carotaggi. Per la Metro.
Pressione, resistenza, e se là sotto
si potrà scorrere. Insomma: terra
di riporto, aria rappresa, poltiglia
di cocci. Umido, acre, dentro lo scavo
l’odore di faccende, un invernale
sapore di provviste. La chimica
spiegava il decadimento; nel budello
si scopriva, più volte decantato,
il pavimento del tempo. Basta.
Scavo sospeso. Affermano, comunque,
che tornassi in superficie illeso».

 

À Rome

 

pour Giampiero Neri

 

«Il m’avait prévenu, mon frère,
l’archéologue. Sondages géophysiques,
disaient-ils, carottages. Pour le métro.
Pression, résistence; et si là, en dessous,
on pourra rouler. En somme: terre
de remblai, air condensé, purée
de debris. Humide, âcre, à l’interieur des fouilles
l’odeur de petites affaires, un goût
hivernal de provision. La chimie
expliquait la décadence; dans le boyau
on découvrait, maintes fois décanté,
le pavement du temps. Stop.
Fouilles suspendues. Ils affirment, pourtant
que je revins à la surface indemne».

 

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Serie di sogni

Sono perfetto, bellissimo
non sarò mai più bello così
indistinguibile dai miei panni
A un tratto perdo sangue dal naso
a un tratto lo perdo da anni

La mia fotografia gira per strada
di striscio, di sbieco lì mi presento
sto fermo ovunque io vada
poche chances ch’io esca
molto rischio ch’io cada

Gatti – spargono la città di pozzi
mi trivellano in cerca d’odio
non si fermano ai surrogati,
vene purissime d’oro,
stanchi d’essersene separati

Ed è una serie di sogni
è un elenco di vie con il nome
col nome che non le sostituisce
nomi intrecciati in nodi
mentre l’elenco impazzisce

Un’estate di bassi fondali
un inverno di gradini
dov’è che vorresti salire?
scendi al riparo dei mali

La pioggia allaga il piazzale
congiura nelle mie scarpe
ecco distanza e profondità
freddo l’ascensore risale
mai che l’angoscia si affidi
che il lampadario s’infogni…

Ma è una serie di sogni
che mulina cangiante
è l’ombra mancante
al vetro illuminato
è l’acqua smarrita
nello scheggiato bicchiere
la nottola collocata
dentro un milione di sere.

 

Suite de rêves

Je suis parfait, je suis le plus beau
je ne serai jamais aussi beau
mes vêtements me collent à la peau
à un moment je saigne du nez
à un moment je saigne depuis des années

Ma photographie se ballade dans les rues
de biais, de guingois je me présente là
je suis immobile où que mes pas me portent
il y a peu de chances que je sorte
il y a de grands risques que je tombe.

Chats – ils répandent leurs puits dans la rue
ils me criblent à la recherche de la haine
ils ne s’arrêtent pas aux succédanés
très pures veines d’or nu,
ils sont las de s’en séparer.

Et c’est une suite de rêves
c’est un liste de rues aver leur nom
avec leur nom qui ne les remplace pas – non;
des noms emmêlés dans des nœuds
annuaire sans trêves.

Un été de bas-fonds
un hiver d’échelons
où donc voudrais-tu monter?
descends à l’abri des maux profonds.

La pluie inonde la place
conjuration dans mes chausses
entre distance et profondeur
l’ascenseur remonte de glace
et si jamais l’angoisse se confiait
et si le lampadaire s’enfonçait…

C’est une suite de rêves
c’est un moulin chamarré
l’ombre absentée
au verre illuminé
l’eau disparue
dans le verre brisé
la chouette se situe
dans un million de nuitées.

 

Traduzione di Martin Rueff, da «Po&sie», numéro 110, Paris, Éditions Belin, 2005

 

(da Il secondo fine, 1999):

Lucifero

«Volare intorno
in rigoroso cerchio
in omaggio alla luce

ma un giorno
vedere laggiù d’oro
una mela, e sotto
un bambino più bello
di me addentarla
con un desiderio semplice
e incomprensibile

scoprire che la luce
fugge e ritorna, che l’alba
è rossa
e che il tramonto
è rosso

sapere che l’acqua
è specchio e il fuoco
lingua
Ricordo appena
che caddi»

Lucifer

«Volar alrededor
en riguroso círculo
en obsequio a la luz

pero un día
ver allí abajo de oro
una manzana, y abajo
un niño más hermoso
que yo morderla
con un deseo sencillo
e incomprensible

descubrir que la luz
huye y vuelve, que el alba
está roja
y que el ocaso
está rojo

saber que el agua
es espejo y el fuego
lengua.
Recuerdo apenas
que caí».

 

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(da Il bene materiale, 2008):

«Non lo affermo in principio.
Ingenuamente plurali,
avete il travaglio dell’io
e del predominio. Non sono mali
diversi: vi salva l’ipocrisia.
La guerra non è insostituibile
se non è sterminio,
perfetta nostalgia».

«No lo afirmo en principio.
Ingenuamente plurales,
tenéis los trabajos del yo
y del predominio. Non son males
distintos: os salva la hipocresía.
La guerra no es insustituible
si non es exterminio,
perfecta nostalgia».

 

 

Traduzioni di Emilio Coco, da Jardines secretos. Joven Poesía Italiana (Antología), Madrid, Sial, 2008

 

 

Paolo Febbraro, nato nel 1965 a Roma, è poeta e saggista. In poesia ha pubblicato la silloge Disse la voce (Guerini e associati 1993) e i volumi Il secondo fine (Marcos y Marcos 1999), Il Diario di Kaspar Hauser (L’obliquo 2003), Il bene materiale (Scheiwiller 2008) e Fuori per l’inverno (Nottetempo 2014).

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