Tempi d’Europa

tempi-deuropa-140053Presentiamo una antologia poetica internazionale a cura di Lino Angiuli e Milica Marinkovic attraverso la nota introduttiva degli stessi curatori. Tempi d’Europa, in particolare, è un volume edito dalla casa editrice La Vita Felice. Raccoglie una poesia europea concepita per una comunità plurima, armonica e dialogante. Sono 28 i Paesi, 42 le presenze poetiche, tutti presenti con uguale dignità e vitalità di lingue e dialetti. La presentazione ufficiale durante la Fiera dell’editoria di Roma “Più Libri Più Liberi”, del 5-8 dicembre 2013.

L’INTRODUZIONE

Non è rituale che siano gli stessi curatori di un lavoro editoriale a scriverne, fuori dal libro, per presentarlo. Il fatto è che questo lavoro è stato così ricco di incontri, occasioni, corrispondenze, che abbiamo pensato di aprire al pubblico le porte dell’officina in cui si è potuta realizzare l’antologia Tempi d’Europa in uscita per i tipi de La Vita Felice di Milano, casa editrice che dedica molta attenzione alla poesia italiana e internazionale, perché si possono ricavare proficue istruzioni e utili informazioni.

 

Il primo dato che vogliamo evidenziare è che dietro e accanto alle nostre quattro mani, tante altre sono intervenute per collaborare, ricercare, selezionare, tradurre, contattare: un metodo e una modalità in linea con lo scopo primario dell’operazione, scaturita dall’esigenza di sottolineare che la cosiddetta Unione Europea deve fondarsi non tanto su una moneta unica e su regolamenti amministrativi condivisi, quanto su una base culturale fatta di scambi, ponti, pensieri, relazioni, aspirazioni, sogni: materiale umano abbondantemente rintracciabile all’interno dei libri di poesia prodotti nei ventotto Paesi attualmente iscritti all’Unione. Bisogna, cioè, ridimensionare il predominio delle ragioni finanziarie così onnipresente nella gestione e nella mentalità che attualmente governano l’Europa comunitaria a discapito di altre ragioni che andrebbero invece valorizzate, a cominciare – ovviamente – da quelle di natura culturale, le uniche in grado di produrre una mappa di riferimenti valoriali comuni.

 

D’altronde, nel cogliere le opportunità virtuose offerte dalla cosiddetta globalizzazione, la dilatazione delle ottiche nazionali verso culture e realtà altre diventa un esercizio indispensabile da praticare sempre più intensamente, se si vogliono contrastare ricorrenti pulsioni autonomistiche e se si vuole contribuire a costruire una dimensione comunitaria e aperta, in cui le differenze siano vissute come chance e non come distanza.

Con tali premesse e in tale prospettiva, una volta individuata nei cicli stagionali una sorta di comune

denominatore cui tutti i poeti di tutte le latitudini hanno fatto e fanno riferimento per raccogliere

stimoli ispirativi, tracce metaforiche, suggestioni simboliche, abbiamo compiuto un viaggio nei e tra i Paesi comunitari per raccogliere voci poetiche e testi in grado di realizzare un variegato concerto di grafemi e di stilemi, al fine di dimostrare quanta e quale ricchezza siano depositate tra le parole che i poeti utilizzano per rappresentare il loro mondo, declinato al singolare e al plurale.

 

Una ricchezza – questa – che non va però limitata all’ambito delle lingue nazionali e/o ufficiali, ma che deve necessariamente riguardare ogni lingua esercitata, comprese quelle cosiddette minoritarie. E questo perché ogni lingua che sappia e voglia scrivere di vita morte amore fatica, ogni lingua capace di dire e di dirsi attraverso lo speciale strumento espressivo della poesia ha pari diritti creativi, indipendentemente dal suo raggio di azione, dal numero dei parlanti o dal territorio coperto.

 

Accanto all’inglese del Regno Unito abbiamo quindi ospitato il gaelico irlandese; accanto al francese abbiamo considerato il provenzale, l’occitanico, il corso, il bretone; accanto allo spagnolo, abbiamo dato voce all’euskera, al gallego e al catalano, e così via. Ovviamente, sono rappresentati anche i Paesi più piccoli, dal Lussemburgo a Cipro, i Paesi più lontani, dalla Lettonia alla Bulgaria, così come lo sono tutti gli altri, indipendentemente dalla loro storia, dai fondatori della Comunità (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, nel 1952) all’ultimo in ordine cronologico (Croazia, nel 2013), per un totale di ben 42 presenze.

 

Evidentemente, questa non è la prima antologia realizzata con l’intento di perlustrare la produzione

poetica dell’Europa, ma possiamo dire che per la prima volta si mettono sullo stesso piano lingue

“maggiori” e “minori” (anche quelle definite “dialetti” dai glottologi), premi Nobel e poeti non ancora affermati internazionalmente. E per la prima volta il numero di poetesse è pressoché uguale a quello dei poeti. Altra caratteristica non secondaria è la presenza, insieme alle versioni in lingua italiana, dei testi originali, il che offre al lettore lo spettacolo istruttivo prodotto dalla compresenza di diversi alfabeti (latino; greco; cirillico) e di diversissimi segni diacritici. Last but not least, si tenga presente che, a differenza di altre analoghe iniziative, questa volta si è guardato segnatamente all’Europa comunitaria e ai suoi 28 Paesi e non all’Europa in senso geopolitico tradizionale.

 

Orbene: la casella postale in cui abbiamo raccolto, in corso d’opera, le e-mail intercorse con i numerosi collaboratori, interlocutori, mediatori, traduttori, amici è così affollata che, a lavoro compiuto, sembra quasi incredibile la composizione di un puzzle così articolato.

Vogliamo rileggere adesso qualcuna di queste mail, per mostrare a chi ci legge il “bello” di un lavoro tanto articolato e “difficile” quanto entusiasmante.

 

In testa alle difficoltà va annotata quella riferita al mezzo linguistico con cui contattare maltesi, olandesi, finlandesi, austriaci, rumeni… e così via. In proposito, bisogna dire che, oltre alla rete di relazioni personali, la rete informatica aiuta parecchio chi si metta per simili mari aperti. Un esempio riviene dal contatto relativo alla poesia lettone. Naviga qua naviga là, veniamo a conoscenza che un fiorentino di origini meridionali, Paolo Pantaleo, per aver sposato una donna lettone e per essersi appassionato alla cultura lettone, cura un interessante blog che riserva uno spazio di prima importanza alla poesia prodotta in Lettonia. Pantaleo ha quindi selezionato per noi un testo di Vizma Belševica, poetessa incappata nelle maglie della censura ai tempi dell’Impero sovietico. Altro incontro particolare è stato quello con una coppia che vive in Finlandia: Viola Capková lei, di origine ceca, e Antonio Parente lui, ai quali si devono parecchie traduzioni, ivi compresi i testi di Joanna Venho, da noi ospitata.

 

Inoltre abbiamo potuto anche riavviare e rinfrescare contatti esperiti anni addietro, come quelli con il poeta maltese Oliver Friggieri di Malta, che in una e-mail ci raccomanda di evitare il refuso “Friggeri”; con Ghiacomu Thiers, che nell’Università della Corsica si occupa di scambi con altre

mediterranee e che ci ha messo in contatto con Patrizia Gattaceca, insegnante di letteratura corsa,

poetessa e cantautrice; con Pavol Koprda, che insegna Letteratura italiana a Bratislava e che anni

addietro ha curato per l’editore Schena un’antologia della poesia slovacca contemporanea (per noi ha tradotto un testo del ceco Seifert e dello slovacco Stacho).

 

Tra le sorprese vogliamo invece segnalare il caso dell’Estonia. L’amico Amedeo Anelli, direttore della rivista «Kamen’», che esce in Lombardia ma circola abbastanza in ambito europeo, ci mette in contatto con Ylar Ploom, docente di Letteratura italiana in Estonia: da lui e dal ping-pong informativo che intavoliamo con lui veniamo a sapere che l’amica romana Piera Mattei ha tradotto e pubblicato di recente per la nuova casa editrice “Gatto Merlino” la raccolta della poetessa estone Doris Kareva, subito arruolata previo contatto con la Mattei.

 

Da «Kamen’» a Daniela Marcheschi, redattrice della stessa rivista, il passo è breve; Daniela ci dà un

testo di Brigitta Trotzig (poetessa svedese facente parte della giuria del Nobel nonché redattrice, in vita, della stessa «Kamen’») da lei tradotta per gli Oscar mondadoriani. Sempre Daniela ci mette in contatto con Bruno Berni, attivissimo nell’Istituto Italiano di Studi germanici di Roma, il quale ci ha passato un testo della danese Inger Christensen da lui tradotto, a suo tempo, per la rivista di Anelli, che, quale magna pars della catena di santantonio cui si è accennato, non poteva non firmare la prefazione all’antologia, come del resto è stato.

Ma l’Europa è grande, ventotto Paesi sono tanti e le lingue che tra i suoi confini danno voce ai poeti

sono davvero molte, per cui abbiamo dovuto fare appello a numerosi altri contatti, documentati

attraverso il notevole carico di e-mail.

 

Per la Francia ci ha dato una mano Gabriella Montanari, poetessa italo-francese che vive a Parigi e che si è messa a caccia di un’autrice contadina che ha scritto in lingua bretone fino alla morte, Anjela Duval; Gabriella ha pure soddisfatto la nostra richiesta riferita a un poeta in lingua provenzale (il Mistral, promotore del “Felibrismo”, premiato col Nobel, tra i primi, nel 1904) e a un poeta in lingua occitanica (Henri Simon): la traduzione e la trascrizione dei loro testi da parte della generosa collaboratrice ha richiesto uno scambio assai numeroso di e-mail, che ha messo a dura prova la sua pazienza.

 

Notevole, benché più agevole, è stato pure il viavai di mail con l’amico pugliese Emilio Coco,

ambasciatore in Italia dell’intero pianeta ispanofono (e viceversa) grazie ai suoi frequenti viaggi “in carta e ossa” tra il Gargano, dove vive, la Spagna e i Paesi latino-americani: dobbiamo a lui la presenza delle lingue euskera, gallega, castigliana, portoghese (oltre a quella lituana).

Evintemente, il lavoro più agevole è stato quello in ambito italiano. Oltre a un testo montaliano,

abbiamo avuto una poesia dalla Dapunt, che scrive in lingua ladina e due inediti, uno da Margherita

Rimi, in lingua siciliana e uno da Carla Spinella in lingua grecanica-calabrese.

 

Potremmo continuare a narrare di altre situazioni e di altri casi, dal più semplice al più difficile

(l’intercettazione e traduzione di/dalla lingua frisone affidata alle premure di Marina Cabiati), ma

preferiamo chiudere la nostra testimonianza con qualche riflessione.

In primo luogo va detto che questo lavoro ha finito per dimostrare il nostro teorema di partenza: la

poesia e i poeti, anche grazie a continui lavori di import-export letterari, hanno contribuito,

contribuiscono e contribuiranno a disegnare un Continente mentale in continuo movimento, un

Continente non meno importante di quello geo-amministrativo, un Continente fatto di contenuti cui

bisogna continuamente attingere se non si vuole rischiare di produrre una Comunità di ragionieri.

Inoltre, va ribadito che il nostro lavoro è stato possibile solo grazie a una rete di solidarietà umane e

intellettuali, una rete attivata all’insegna della gratuità, della cortesia e della reciprocità: qualità

indispensabili per la costruzione di un futuro a portata di utopia.

 

Lino Angiuli e Milica Marinkovic

 

 

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