Letizia Battaglia, tra etica ed estetica

2010 Rielaborazione. Rosaria, Eleonora d’Aragona, Marta

[di Mariapia Frigerio]

Nella fotografia, che sta dilagando in modo abnorme – ora che tutti si sentono indistintamente fotografi e modelli –, l’occhio (nel senso dello sguardo) è fondamentale. È quello che distingue la banalità dello scatto indiscriminato, del mordi e fuggi, del io-fotografo-tutto.

Perché c’è un occhio, quando guardiamo, che non è l’occhio di tutti. C’è una prospettiva, quando osserviamo, che non è la prospettiva di tutti. Ma è un certo occhio che ci fa vedere, è una certa prospettiva che ci fa assaporare. L’occhio di Letizia Battaglia, in più, cattura. E cattura in duplice senso. Cattura immagini in primo luogo e cattura, poi, noi spettatori. Fotografa di fama internazionale, ha usato il bianco e nero (un insuperabile bianco e nero) sia per le foto di denuncia sia per descriverci la sua Palermo tra miseria e nobiltà, fra degrado e splendore. E ancora per ritratti di grandi intellettuali.

Letizia Battaglia, Pier Paolo Pasolini al Circolo Turati -1972. Courtesy -L’artista

Dacia Maraini

Letizia Battaglia è una reporter, mai una fredda catalogatrice d’immagini.

Questo vale sia quando documenta le stragi della mafia (con le quali è diventata famosa come “fotografa di mafia”) sia quando il suo sguardo si posa sull’infanzia sia, infine, quando ci dà ritratti memorabili.

Le bambine che ritrae nel quartiere Kalsa o alla Cala di Palermo, come la famosa Bambina con il pallone del 1980 o quella che morde un pezzo di pane (Il pane, 1979), sono bambine d’altri tempi, bambine fuori dal tempo come la miseria che rappresentano, che è, appunto, una miseria senza tempo. Una miseria che diviene una categoria filosofica più che il riflesso di un contesto storico. Nel Bambino turco alla lavagna del 1984 continua la sua analisi del mondo dell’infanzia che rimanda a certi fotogrammi di film di Truffaut, all’Antoine Doinel dei 400 colpi: qui, come nel grande cineasta francese, quello che colpisce è la furbizia ingenua di questi piccoli, vittime di un mondo che non sa avere uno sguardo tenero su di loro.

Kalsa pane, 1979

Ma c’è anche, nelle foto della Battaglia, una indiscutibile ricerca di bellezza, come la bellezza dei piedi sporchi, quasi una ripresa precisa della Madonna dei Pellegrini caravaggesca o, ancora, dei piedi lavati ai bambini poveri.

La bellezza permea queste immagini immerse di quotidianità, di quella quotidianità che le rende vive. Ed è difficile non pensare a Pasolini quando guardiamo la foto della coppia che si bacia sulla spiaggia: un “accattone” fiero del suo fisico vestito solo di un piccolo slip che bacia la sua donna il cui fisico, un poco sfatto, è fasciato da gonna e maglietta.  Continua a leggere

Libri d’Artista

Una selezione di opere di Fernanda Fedi e Gino Gini 

L’Archivio Comunale di Lodi ospita, dal 16 al 30 settembre, una selezione di  opere-libro degli artisti milanesi Fernanda Fedi e Gino Gini. La mostra, già promossa nel giugno 2014 presso la storica sala Maria Teresa della Biblioteca Nazionale Braidense, vedrà esposta una selezione di libri d’artista nelle diverse forme che gli artisti hanno indagato: libri oggetto, libri a fisarmonica, edizioni preziose, libri monotipo…

Il libro d’artista resta per Fedi e Gini un territorio privilegiato con presenza nelle più significative mostre italiane e nelle più interessanti rassegne Internazionali: dalla Biennale del Libro d’artista della Bibliotheca Alexandrina (Alessandria d’Egitto 2004-2006-2008-2010) alla Biennale di Marsiglia, alle rassegne di Francoforte, Budapest, Mosca, Lisbona.

Gini e Fedi hanno dato vita nel 1983 all’Archivio Libri d’artista, di cui si è  festeggiato quest’anno il 34mo anniversario nella sede di Palazzo Galloni, Naviglio Grande 66, a Milano.

I tre fine-settimana, entro i quali si svolge la mostra, saranno inoltre scanditi da altrettanti appuntamenti, caratterizzati ognuno da un diverso e specifico interesse artistico e culturale, ma legati fra loro da sottili affinità e dal dialogo attivo con le opere esposte:

Sabato 16 settembre alle ore 17 si terrà l’inaugurazione della mostra, con un saluto di Isabella Ottobelli, un’introduzione alla mostra a cura di Amedeo Anelli e la presentazione del nuovo libro d’artista di Fernanda Fedi e Gino Gini (Collana ‘Memorie d’artista’  Ed. Peccolo, Livorno 2017)

Domenica 24 settembre alle ore 17 sarà la volta di un pomeriggio di poesia, con la partecipazione dei poeti Amedeo Anelli, Guido Conti, Guido Oldani e Tiziano Rossi.

Sabato 30 settembre alle ore 17 infine, la conclusione sarà affidata ad un concerto: dialoghi e monologhi fra Barocco e Jazz, protagonisti Maurizio Piantelli (liuto) e Gianni Satta (tromba). Continua a leggere

Magnifiche Presenze

Il patto per la bellezza tra Giovanni Pascoli e Gabriele d’Annunzio

Magnifiche Presenze è il progetto artistico che unisce la Casa Museo Giovanni Pascoli di Castelvecchio Pascoli in provincia di Lucca e la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera “per un futuro di arte, letteratura e bellezza”, secondo le parole del Presidente del Vittoriale prof. Giordano Bruno Guerri. Giovanni Pascoli e Gabriele d’Annunzio, furono legati da amicizia e antagonismo, nella trama complessa di un rapporto poco conosciuto e fatto di sentimenti contraddittori, si scrissero, si scambiarono libri, si incontrarono, litigarono apertamente e furono legati in un vincolo contrastante di emulazione, che è anche la cartina di tornasole di una società e di un’epoca cruciale della storia nostra e d’Europa.

Pascoli e d’Annunzio arrivano ai giorni nostri più attuali che mai, con le mostre di Magnifiche Presenze che saranno visibili contemporaneamente in entrambi i musei: quella fotografica che conferisce il titolo all’intero progetto ed esalta le rispettive dimore a firma di Caterina Salvi Westbrooke, e quella artistica di Sandra Rigali, attraverso i cosiddetti fotogrammi pittorici: una carrellata di volti, relazioni, amicizie e carteggi che abbraccia la vita privata e intellettuale dei due protagonisti. Allo stesso modo, i carteggi originali conservati nei rispettivi archivi saranno esposti evidenziando le sfumature più nascoste del loro rapporto con la cura scientifica di Daniela Marcheschi, insigne studiosa e critica letteraria coadiuvata da Sara Moscardini, archivista della Casa Museo Giovanni Pascoli.

Magnifiche Presenze illustra e rende attuali i grandi personaggi della cultura internazionale che hanno segnato il futuro dell’arte, della letteratura, della musica e della conoscenza.

Magnifiche Presenze, a cura di Franca Severini, giornalista, editore con ZonaFranca Editrice in Lucca, sarà inaugurata in contemporanea dal 1 giugno prossimo al Vittoriale degli Italiani, e dal 3 giugno alla Casa Museo di Giovanni Pascoli, con la collaborazione fondamentale del Comune di Barga, attuando la creazione di un circuito virtuoso, turistico e culturale, all’avanguardia in Italia con il quale riappropriarsi della bellezza, dell’arte e della cultura del nostro paese.

Franca Severini

Saranno due i cataloghi di Magnifiche Presenze pubblicati da ZonaFranca Editrice, quello fotografico che dà il titolo all’intero progetto che porta la firma di Caterina Salvi Westbrooke con la prefazione del Presidente del Vittoriale degli Italiani prof. Giordano Bruno Guerri e il saggio critico della professoressa Daniela Marcheschi che attualizza e porta nel futuro l’enorme eredità dei due Poeti. Il catalogo dei dipinti di Sandra Rigali, un’esposizione di circa 60 opere che esaltano i temi, le lettere, le relazioni e i documenti che segnano quell’epoca, moderna e antica, in maniera “pop”, reca il saggio introduttivo di Beba Marsano, storica dell’arte e giornalista del Corriere della Sera, capace di cogliere la modernità , l’eleganza e l’innovazione di questa indagine pittorica vivace e sorprendente Continua a leggere

Il segno e l’immagine

fedi-space-80-1980-cm40x40Martedì 6 dicembre si è inaugurata la mostra Fernanda Fedi. L’Idea di Assenza. 1979-1983. Le opere esposte ci illustrano un periodo della ricerca di  Fernanda  Fedi  che  da questo momento fondamentale trae la linfa per la continua evoluzione del suo linguaggio.

Scrive Amedeo Anelli nel suo saggio:

Agli inizi degli anni Ottanta, Fernanda Fedi, dopo il periodo “strutturale” in senso stretto, si trova a “modulare” verso poetiche di segno, di unità corporea fra pensabile e percepibile e di rapporto fra la parola, lo spazio, il vuoto e la scrittura.

L’unità propria dell’immagine strutturale, da una parte, dimensionalmente si demoltiplica, divenendo sempre più piccola o scomponendosi nei suoi elementi in segni (non programmati e saturanti, da alfabeto della mente come nella Dadamaino, in una specie di inconscio razionale); dall’altra, come dopo un’implosione, esplode  in una spazialità complessa, in sequenze sotto lo spirito di ordinamento, di simmetria e numero, ma accampando in uno spazio tramato dell’infinità matematica e in un bianco d’origine, che allude ad un silenzio corporeo attivo, a ciò che rende di nuovo possibile il segno e l’immagine, nel passaggio dalla tecnica interna a quella esterna, e la parola in poesia.

Questo ritorno alle formanti corporee, nei delicati processi di tecnica interna, non solo mentale, ma corporea, porta la Fedi dall’unità spaziale costruttiva di forma/colore/luce, fra esprit de géométrie ed esprit de finesse, ad una completa unità fenomenologica di pensiero nella percezione e di percezione nel pensiero, di passione pensata e di pensiero appassionato, ed in una dimensione estetica e finanche contemplativa, del senso del poetico, ossia del fare artistico.

fedi-space-1981-cm-40x40

Fernanda Fedi a domanda di Patrizia Serra risponde:

Verso la fine degli anni Settanta ho percepito di aver superato l’idea della Struttura autosignificante ed  ho sentito la necessità di affrontare il problema dello spazio partendo da un concetto Zen (Il NULLA come TUTTO)

Ho iniziato  a realizzare opere più concettuali cancellando la struttura intera e  salvaguardandone solo un piccolo frammento in uno spazio bianco.

In seguito mi sono spinta oltre distruggendo anche il frammento e lavorando unicamente con piccoli segni, quasi impercettibili, di bianco su bianco, dove il concetto SPAZIO si dilatava in forma sensibile attraverso quadrettature bianche che ne fissavano i limiti.  Mi piace ricordare un bell’articolo apparso in un quotidiano olandese nel 1982 di John Parmijei (a seguito di una personale ad Enschede presentata dall’indimenticabile Rossana Bossaglia) ‘La ricerca dell’infinito nel vuoto’ in cui  sottolineava come il lavoro desse  un’impressione molto filosofica e nel contempo un’impressione di una scienza esatta, invitando lo spettatore ad andare ‘oltre’ e lo

scritto introduttivo ad una mia mostra a Bologna di Bruno D’Amore in cui poneva in evidenza come le relazioni spaziali tra gli elementi in gioco fossero  dichiarate esplicitamente dal ricorrere della parola–oggetto ‘SPACE’

 

La mostra proseguirà sino al 14 gennaio 2017, presso Spaziotemporaneo, in via Solferino 56 a Milano.

Il diavolo in Toscana

Diavolo 02_Diav_NespoloA Villa Bottini, nel centro di Lucca, dal 27 giugno al 2 agosto 2015

Sabato 27 giugno alle 17.30 a Villa Bottini di Lucca, in via Elisa 9, è in programma l’inaugurazione della Mostra “Il Diavolo in Toscana” a cura di Stefano Giraldi.
L’ esposizione, aperta fino a domenica 2 agosto, è realizzata con il Patrocinio del Comune di Lucca e in collaborazione con LuccAutori. Partecipano noti artisti (pittori,scultori, illustratori, vignettisti) insieme a storici dell’arte, scrittori e giornalisti. Le opere originali trattano il tema del Diavolo con fantasia e ironia o con spirito surreale e comunque dissacrante “alla toscana”. Il disegno del manifesto è di Lido Contemori. L’ingresso alla mostra è libero Continua a leggere