Oltre le quinte… INTERVISTA CON GRAZIELLA PORTA

[di Mariapia Frigerio]

Difficile fare ordine nel fiume di parole e nella verve dell’eterna ragazza Graziella Porta, ballerina, attrice, cantante, e nel mondo dei suoi ricordi che la commuovono e che commuovono chi la ascolta. Uno spaccato del pianeta dello spettacolo con tanti nomi famosi, tanti episodi, tanti incontri descritti con ironia garbata.

Ci proveremo.

 

         Tu nasci ballerina. Come hai iniziato?

Fin da bambina adoravo ballare: spaccavo le scarpe, ero sempre sulle punte.

Ho sicuramente preso da mia madre che mi ha costantemente aiutata, forse perché riversava su di me quello che avrebbe voluto fare lei.

Mia madre aveva inoltre una voce bellissima: magari l’avessi ereditata! Era proprio “sopranina”, ma da Felizzano fare 15 km per andare in Alessandria a studiare canto sarebbe stato, al suo tempo, un disonore: mia madre era del ’15, figurati!

Io sono nata per caso a Viguzzolo (Tortona) sotto le bombe dei tedeschi, poi siamo sfollati a Desio, e nel ’50 siamo arrivati a Milano dove i miei avevano comprato un appartamentino, come usava allora, con le rate.

Ho fatto la prima e seconda elementare a Desio. Dalla terza in poi, invece, a Milano.

Un giorno venne nella mia scuola un’insegnante della Scala, Anna Maria Bruno, a chiedere se qualche alunna volesse studiare danza. Tornai a casa felice. Nella mia famiglia mia madre fu l’unica entusiasta.

«La ballerina?!». Per mio padre fu un vero scandalo. Senza contare che non c’erano tutte queste entrate. Ma mia madre disse: «Ci penso io!».

La maestra si entusiasmò. Devo precisare che non sono mai stata un genere di ballerina tradizionale. Ero come un grillo, saltavo.

Non ero come la Fracci: ero un maschiaccio, ero ballerina di salto, di carattere, spiritosa, molto brillante. Ero specializzata in intreccio a quattro. Saltavo pin pin come un ping pong.

Dopo un anno in cui lei mi insegnò alle elementari, alla fine della terza andai io alla sua scuola in via Castel Morrone. Era una scuola costosa, ma io le davo lustro, perché la Bruno mi vedeva promettente. Così mi fece dello sconto: aveva capito che in me c’era la stoffa della professionista e che la danza, a differenza delle altre bambine, non la vivevo come un hobby.

E fu sempre lei a consigliarmi di andare, alle medie, alla Scala.

Graziella Porta a Lucca

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