Freud o colui che ha dato un senso ai sogni

Freud o l’interpretazione dei sogni di Stefano Massini, regia di Federico Tiezzi al Piccolo Teatro Strehler di Milano

[di Mariapia Frigerio]

«Lo spettacolo, come il testo, è la messa in scena di un racconto di formazione, di un percorso che il protagonista compie in cerca della propria identità». Con queste parole il regista Federico Tiezzi ci introduce il Freud di Stefano Massini che non è solo lo scienziato, ma anche un uomo che fallisce, che sbaglia, che procede per tentativi, che coltiva dubbi e si scontra con i pazienti. Il regista “obbliga” lo spettatore ad avventurarsi nella testa di Freud ed è quindi naturale che questi debba fare i conti con il suo ambiente, un ambiente vivissimo culturalmente, in una Vienna che sa concentrare personalità geniali come forse solo nel Rinascimento a Firenze era accaduto. Bastano a riprova i nomi di Arthur Schnitzler (pure lui medico, oltre che scrittore, che con Freud intrattiene una fitta corrispondenza), dello psichiatra Ludwig Biswanger, del musicista Arnold Schönberg, del pittore Gustav Klimt per continuare con Strauss, von Hofmannsthal, Musil, Kokoschka, Schiele: rappresentanti di quella mitica Austria Felix che, con l’avvento della guerra, s’incrinerà fino a crollare.

Lo spettacolo, che presenta forti tratti cinematografici, è la vera realizzazione di un’opera d’arte totale, con una sceneggiatura molto affine a quella cinematografica, che si sviluppa attraverso diversi setting, l’uno concatenato all’altro.

In ogni caso un Freud, quello di Stefano Massini e di Federico Tiezzi, in cui le sedute di analisi risultano quasi incontri di boxe, un ring dove lo scienziato è visto come un uomo in crisi che “combatte” con i pazienti perché non ha né sa dare risposte, e il loro turbamento è il turbamento che resta in chi assiste a questa messa in scena.

L’interpretazione dei sogni ha per Massini una potente valenza scenica oltre all’importanza che il trattato freudiano ha nel considerare l’essere umano come portatore di contraddizioni, in cui la vita “voluta” è in conflitto con quella “vissuta”, fonte quindi di continue frustrazioni, in cui ognuno di noi è al tempo stesso vittima e carnefice, omicida quotidiano dei propri desideri. Continua a leggere