La fuga. Un racconto di Marilena Ponis

marilenaponisIn paese si recava di rado. E soltanto per acquistare generi di prima necessità. Allo spaccio si erano abituati ai suoi occhi bassi e al suo modo di fare schivo, bizzarro, sempre un po’ frettoloso. Nulla sembrava raggiungere veramente quella donna ancora giovane, capitata in paese in un giorno di pioggia sul finire della primavera. Abitava all’estremità della valle, oltre il bosco; la casa lassù era rimasta chiusa per anni; nessuno ricordava il volto dell’ultimo proprietario. Il destino ha le sue regole, e ognuno ha il suo destino. Quella donna forse non parlava.

Tra lei e la casa, Chiara aveva avvertito da subito un legame remoto e misterioso di appartenenza. Era una casa rettangolare di pietra, acquattata sotto gli spioventi del tetto, stagliata contro il cielo, dominata dal ghiacciaio. D’inverno occupava il tramonto. Un muro basso la circondava, separandola dalla strada. Chiara guardava quelle cose che sentiva di sempre, il bosco, la diga con le case sommerse, il cielo che si ostinava infinito. E il profilarsi, la vicinanza, l’incalzare di una rivelazione che ogni volta rinunciava a esibirsi, caricava il mistero.

In fondo alla cucina c’era un grande camino. Sembrava più vecchio della casa: i mattoni del focolare erano sconnessi, scavati al centro, le pareti inspessite dalla fuliggine, l’architrave portava il segno di profonde bruciature. Chiara ripulì le pareti, spazzò il focolare, lucidò l’architrave. Era il suo primo giorno nella casa e pioveva. Dalla finestra della cucina Chiara guardava il prato, i cespugli dell’erica, il muro basso, l’apertura del muro sulla strada. Quando accese il camino, la fiamma crepitò. Fu un’insolita sera. Seduta di traverso sui mattoni del focolare, assediata dalla pioggia, nell’ascolto di vaghe percezioni, Chiara interruppe la narrazione lunga, il cominciamento, i percorsi e le tappe della sua fuga, e si addormentò Continua a leggere

Kamen’ 49

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Col cinquantesimo numero (n. 49 giugno 2016) la rivista «Kamen’» compie venticinque anni di vita. Il numero 0 uscì a maggio del 1991. In questo numero sono presenti le sezioni di Filosofia, Poesia,  Letteratura e Giornalismo.

 

La sezione di Filosofia è dedicata al filosofo primo-novecentesco Giuseppe Rensi. Preceduto dall’intervento di Ernesto Buonaiuti, L’uomo e l’opera, dal volume Realismo è tratto il capitolo Idealismo e positivismo.

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Giuseppe Rensi è nato a Villafranca di Verona nel 1871. Filosofo, avvocato e docente universitario, di idee socialiste, nel 1895 assunse la direzione del giornale «Lotta di classe». Fu condannato dal Tribunale Militare per aver preso parte ai moti operai milanesi del 1898, repressi da Bava Beccaris. Per sfuggire al carcere riparò in Svizzera, dove rimase per dieci anni. Naturalizzato divenne il primo deputato socialista del Gran Consiglio del Canton Ticino nel 1903 e collaborò a numerosi giornali, fino a divenire capo-redattore di «Coenobium» la rivista fondata a Lugano da Enrico Bignami. Tornato in Italia nel 1908, si dedicò all’avvocatura e, dopo una breve parentesi di politica attiva, si dedicò alla carriera universitaria:  ebbe la libera docenza di Filosofia Morale a Bologna, poi insegnò Filosofia del Diritto a Ferrara, in seguito fu ordinario di Filosofia Morale a Bologna, Messina e Genova. Dopo la Prima guerra mondiale orientò le sue idee filosofiche verso il realismo e lo scetticismo. Oppositore del Fascismo e della filosofia idealista di Croce e Gentile, nel 1925 sottoscrisse il Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso dal Croce.

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