Pasolini è vivo

pasolini vivoCRONACHE DI TEATRO. A Lucca, nell’Auditorium del Suffragio, martedì 17 novembre 2015. Uno spettacolo di parole, poesia e musica. Con Eros Pagni, Gianni Quilici, Fabrizio Datteri, al clavicembalo, e l’Elisa Baciocchi Baroque Ensemble

[di Mariapia Frigerio]

Di sicuro a Pasolini, che, come lui stesso scrive, veniva “dalle chiese, dalle pale d’altare”, sarebbe piaciuta l’ambientazione in una chiesa (l’Auditorium nella Chiesa del Suffragio, a Lucca) e il lavoro accuratissimo e sapiente fatto su di lui da Gianni Quilici, critico cinematografico e a lungo direttore della Linea dell’Occhio, il giornale delle sale italiane d’essai.

Un lavoro che procedendo per sequenze (cinque in tutto: schegge di vita, il poeta, gli amori, il “corsaro”, l’urlo) ce ne ridà la voce – la voce di parole non scontate – affidandola alla lettura, di rara finezza interpretativa, di Eros Pagni.

pasolini 2Lo spettacolo, che si avvale non solo di queste, ma anche di poesia e musica, è stato pensato per farci sentire vivo questo autore controverso – e, forse, troppo beatificato -, proprio nel non voler darci di lui forzate santificazioni.

Nella prima sequenza (schegge di vita) ci viene letto: “Alla quinta elementare è successo un fatto inaudito. Sono stato bocciato in italiano scritto. Hanno accusato il mio tema di essere troppo poetico”.

Ed è proprio questo suo essere “poetico” che porta alla seconda sequenza (il poeta), facendoci testimoni della poesia civile dalle Ceneri di Gramsci fino a “Il mio desiderio di ricchezza” dalla Religione del mio tempo. Pasolini grande sperimentatore come Quilici nelle sue introduzioni ci fa notare. Con contraddizioni: ad esempio l’amore per il proletariato e il suo essere piccolo borghese.

Nella terza sequenza (gli amori) ecco di nuovo un confronto, quello – appunto – tra due amori: per la madre “la cosa più importante della mia vita” e per Ninetto Davoli – traditore – (strazianti le lettere inviate all’amica Laura Betti esposte alla Cinématheque parigina nella mostra a lui dedicata nel 2013).

Poi si arriva al Pasolini “corsaro” (quarta sequenza), quello forse rimpianto dai più, quello che ancora oggi inchioda lettori giovani e meno giovani, quello della tristezza in contrapposizione all’allegria, il Pasolini profeta dei nostri mali odierni.

Infine (quinta sequenza) l’urlo. L’urlo di Teorema “che qualunque cosa […] voglia significare,/ […] è destinato a durare oltre ogni possibile fine”.

Le sequenze sono raccordate – non a caso – da brani musicali di Bach, autore amatissimo (in assoluto il più amato) dallo scrittore, e coprotagonista divino del miserabile Citti nel film Accattone.

Lo spettacolo si è svolto con grande equilibrio e atmosfera, con introduzioni puntuali, e mai noiose, di Quilici, con la voce intensa di Pagni e le note di Bach rese con magia da Fabrizio Datteri, Carlo Alberto Valenti, Valeria Barsanti, Claudio Valenti e Carlo Benvenuti.

Eros Pagni

Eros Pagni

Le foto sono di Mariapia Frigerio

 

Dino Terra di nuovo a teatro

viareggio 1A Lucca la prima nazionale de “La ruota dentata”

[di Mariapia Frigerio]

Dino Terra, al secolo Armando Simonetti (Roma 1903-Firenze 1995) fu un famoso autore del nostro teatro negli anni Cinquanta, le cui pièces furono interpretate da mostri sacri come Giorgio Albertazzi, Giancarlo Sbragia e altri. La lettura/spettacolo “La ruota dentata”, in prima nazionale a Lucca con la regia di Marco Solari e per istanza della Fondazione Dino Terra, fa ora ripercorrere il Novecento tra case chiuse, Fascismo, boom economico, e in un palcoscenico che si fa metafora di vita davanti al pubblico in un silenzio quasi religioso.
simcaUn collage di opere in cui domina una severa critica alla borghesia, che Dino Terra – sottile, tagliente – anticipa e scandaglia con maggior profondità di quella dell’amico Moravia negli Indifferenti. Figure come la maitresse, la fanciulla sedotta, temi come l’ipocrisia nei riguardi dello sfruttamento della prostituzione sono affrontati con una levità che pone lo spettatore in una dimensione onirica, in un’atmosfera magica che rimanda a spettacoli del calibro di un Edipus della compagnia Lombardi Tiezzi.
La mise en espace di Solari, autorevole esponente dell’avanguardia italiana negli ultimi decenni, è l’omaggio a un Autore che ha saputo coniugare la letteratura con la riflessione scientifica: un vero anticipatore nella cultura italiana.
Nel montaggio di frammenti da L’amico dell’Angelo del 1927, Ioni del 1929 (ora Marsilio), e da altre opere più recenti, è proposta al pubblico la varietà di una scrittura che guarda la contemporaneità di quasi un secolo e ne svela le illusioni attraverso la lente di un umorismo radicale.
laruotadentata-001Si uniscono sotto la guida di Solari, e in un tutto di grande emozione, le voci degli attori Alessandra Vanzi, Patrizia Bettini, Gustavo Frigerio, Marco Brinzi, Solari stesso, insieme con interventi di danza di Francesca Bertolli e videoproiezioni di Giacomo Verde: unica, la sua montatura del salotto che si compone sotto i nostri occhi con la tappezzeria, le poltrone, le seggiole, le fotografie, i ritratti alle pareti.
Non si può fare a meno di pensare alle parole di Garboli: “Sopportiamo la rivelazione di esistere solo a intervalli, in rari, misteriosi momenti. Il teatro è uno di questi momenti”. Aggiungiamo: “La ruota dentata” è tra questi.

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Le foto sono di Mariapia Frigerio

 

La passeggiata / The Walk

angela scarparo[ Un racconto di Angela Scarparo ]

Angela Scarparo è nata a Brindisi nel 1959, vive a Roma, ha scritto sceneggiature per il cinema e, recensito libri e mostre per Il Foglio, Il Manifesto, La Repubblica. Ha pubblicato i romanzi: Shining Valentina (Mondadori 1993), Quando cresci in un piccolo paese (Transeuropa 1995), Disturbando famiglie felici (peQuod 2005), Volevamo essere giganti (Gaffi 2012) e l’antologia di scrittrici italiane Romanzi del cambiamento (Avagliano, 2014). Si è laureata in legge con una tesi su Franco Basaglia. Dal 2004 cura il sito ilpostodeilibri.it

 

LA PASSEGGIATA

Era troppo stanca, per andare in bicicletta, non ci sarebbe andata. Però se la sarebbe portata dietro. Non voleva che Mary, la cameriera, la usasse. Era la sua.
Antonia sapeva che la madre ci teneva a che facesse almeno un piccolo giro, ogni giorno.
«Fanculo, mamma! A te e alla bicicletta!», pensò.
Avrebbe detto che ci era stata, ecco che avrebbe fatto. Tanto sua madre non se ne sarebbe mai accorta.
La raggiunse Virginia che andava a studiare in biblioteca. Stava prendendo la macchina.
«Che bisogno hai di prendere la macchina? Perché non vai con la bicicletta?», chiese Antonia alla sorella.
«Perché stasera torno tardi…e tu?»
«Io vado in bici, non mi vedi?», disse lei.
«Ti vedo. Brava. Sono di corsa, a dopo…», rispose Virginia.
Antonia la guardò andar via. Il cane della vicina le si avvicinò. Teneva la coda bassa e scodinzolava. Sentì il bisogno di dargli un calcio. Le finestre di Maria Sole, la padrona di Randi, davano sul cortile. Antonia spinse la ruota davanti della bicicletta verso il cane, che la evitò, e le si avvicinò comunque, la coda bassa e gli occhi acquosi, occhi di chi vuole bene a tutti.
«Vattene…», disse lei a bassa voce.
Il cane, come se gli avesse detto una cosa carina, si avvicinò di più.
Come per caso, lei lasciò cadere la bicicletta, che lo sfiorò soltanto.
Il cane indietreggiò, ma non si era spaventato. La guardava da poco distante, la testa dritta, come una persona che aspetti di essere richiamata.
Antonia ebbe un’idea. Con un po’ di fatica, perché la madre le aveva alzato il sellino, salì sulla bicicletta.
La maledì: «Con la sella così bassa, non ti serve a niente!», le aveva detto. Antonia sbuffò. Non era brutta, come ragazza. E forse se avesse accettato di non essere la prima ragazza del mondo, la più bella, la più intelligente, forse sarebbe stata anche meno infelice.
Passava il tempo a sorvegliare la cucina, e a rubare pezzi di torta, o scatole di cibo, buste di salmone, contenitori di roba che sua madre o Mary, la domestica filippina, mettevano a congelare. La madre la sgridava solo quando non ne poteva proprio più. E allora diceva cose cattive: «Sei insopportabile, Antonia! Perché non aspetti l’ora di pranzo? Smettila di evitarci! Ma come fai a non capire che ti stai rovinando la vita?». Continua a leggere